A guardarla bene,profondamente non esiste una figura femminile più lontana da quello che sarebbe diventato il consorte,perché Donna Marella era l’antitesi dell’esuberanza vulcanica dell’Avvocato Agnelli,ma forse questa profonda diversità li aveva uniti in mezzo secolo di cammino accidentato ma comune.
Come immagine la Principessa Caracciolo sembrava progettata da un esperto di eleganza,di glamour, e di discrezione aristocratica, dove arte, portamento, distacco dagli eventi e dal mondo la rendevano a tutti gli effetti la vera Monarca di un regno che sembrava molto diverso dal suo paese reale.
Ha avuto tutto sia nella gloria che nella tragedia,un marito ingestibile e assente, funambolico e insopportabile narciso, morti tragiche,incancellabili e liti giudiziarie molto poco eleganti,ma ha attraversato un secolo,l’ultimo che potesse definirsi tale per profondità,classe e cultura con la leggerezza che solo Avedon era riuscito ad immortalare.
Tra Matisse e Wharol,e giardini incantati,tra una una collezione di residenze incastonate nel sogno infinito di un mondo in dissoluzione, tra una clausura necessaria e l’abbandono della realtà altra, quella fuori dai cancelli di Villar Perosa,Donna Marella ha rappresentato l’impossibile resistenza di una reale aristocrazia che non riesce più a capire, ma accetta la barbarie del caos.
E come avrebbe potuto passeggiare per Capri,o Sankt Moritz o Marrakech,nell’orrore di questa nuova quotidianità predatrice dove anche l’immensa ricchezza dei nuovi mostri,non ha nulla a che vedere con quella sana e distaccata esibizione di un potere apparentemente di basso profilo ma di altissimo lignaggio.
Semplicemente irraggiungibile.
Ora che non c’è più,restano le rovine di una famiglia che non c’è più da tempo e che forse non c’è mai stata ma, come si sa, il popolo per tirare avanti ha bisogno di favole, e questa che si è chiusa è stata una delle più lette.

