Ex comunista, poi socialista. Deputato alle elezioni europee con Forza Italia, ma anche candidato primo cittadino di Napoli. Amico di Lele Mora e “Ruby rubacuori“ che, insieme a Sara Tommasi si sono presati come testimonial delle sue campagne contro il signoraggio bancario. Ora ci riprova e si candida a sindaco di Roma con dieci liste a supporto del Pas-FermiamoLeBanche (già Partito per lo sviluppo).
L’annuncio è un last minute e arriva a corredo dell’ultima uscita della sua creatura e ormai ex fidanzata Sara Tommasi, paparazzata da Rino Barillari, The king of Paparazzi in un nude tour delle notti romane. Tra Sara e Gigi la storia e ormai finita. Il gossip che accompagna le prodezze della showgirl racconta di una lite furiosa, al termine della quale l’avvocato avrebbe perso la pazienza e avrebbe accompagnato Sara fuori di casa. Storia finita perché Sara avrebbe ripreso le abitudini di un tempo, lasciate solo per una veloce conversione con pentimento e successiva abiura. Finita la storia, l’avvocato più temuto dal sistema del credito, ritrova nuove energie.
Ed eccolo in politica, perché è di questo che l’avvocato Marra chiede di parlare: “Sono così belli (ancorché copiati gli uni dagli altri) i programmi degli altri partiti, che mi sforzerò di attuarli se sarò eletto, perché loro, invece, non possono farlo, dato che gli mancano due presupposti: i soldi, perché la società non avrà mai i soldi per far nulla se prima non si abolisce il signoraggio e le 5 leggi regala-soldi alle banche; e una giustizia veloce, perché per riuscirci non basta una giustizia posticcia come l’attuale.
Quindi il programma, oltre i classicissimi trasporti, traffico e spazzatura: “I problemi di Roma (e dell’Italia) non sono frutto di immoralità ma di illegalità, per cui, se la giustizia fosse veloce domerebbe in un attimo le banche, le assicurazioni e le burocrazie. E così, mentre gli altri partiti devono tacere sui crimini delle banche e dei loro opachi media, io procurerei tanti tanti soldi al Comune di Roma, scrivendo personalmente le citazioni per contestare quei miliardi di suoi presunti debiti verso le banche non dovuti. Soldi che recupererei subito mobilitando la cittadinanza in una garbata azione verso la magistratura romana, compresi il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, la Cassazione e la Corte Costituzionale (così salveremmo tutta l’Italia), per costringerla a fare in un paio di mesi tutte le cause civili e amministrative che fa marcire da anni e l’unica causa penale che conta: quella per la confisca delle quote private della Banca d’Italia e quindi del 15% della BCE di sua proprietà, per eliminare così il signoraggio e aprire gli occhi del mondo su questo immenso crimine”.
Per chi non avesse ben chiaro il progetto, un’aggiunta preziosa: “Attraverso l’eliminazione dell’anatocismo bancario, delle commissioni di massimo scoperto, dell’accredito tardivo dei versamenti e del divario tra tassi attivi e passivi si otterranno somme enormi che consentiranno a Roma, e in Italia, di istituire sussidi pari alle retribuzioni per i disoccupati, aumentare fortemente le pensioni civili e di invalidità, avviare la riconversione industriale a partire dall’opera di disinquinamento e risanamento di Roma, grande potenziamento dei trasporti pubblici, della sanità e dell’istruzione”.
In coda la sintesi: “Roma inoltre non si sentirà mai realizzata – finché non avrà riassunto il ruolo di capitale mondiale della nuova civiltà, cultura ed economia umanistica”. Chiede il voto dei romani.


