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Cantieri infiniti, il record. Vergogna Tor Vergata

La Città dello sport di Santiago Calatrava si aggiunge alle 692 “opere incompiute” sparse per l’Italia. Nel Lazio il massimo numero di infrastrutture mai ultimate: 82 casi. La denuncia del viceministro Nencini e la difesa dell’archistar spagnolo: “E’ nata come un progetto epocale che può portare allo sviluppo dell’università e che è possibile modificare nella sua funzione, come avveniva in passato per le basiliche”. Per ora l’opera sembra uno sfondo da cartolina. LA GALLERY

“Il numero delle opere incompiute in Italia attualmente, a fine 2014, è di 692, anzi di 693, contando la Città dello Sport di Calatrava, finora non censita”. Così il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, intervenendo al convegno “Opere incompiute: quale futuro?”, alla Città dello Sport di Tor Vergata. “I soldi già spesi sono circa tre miliardi”, ha aggiunto. Per Nencini è “un numero destinato a crescere mensilmente, soprattutto per un motivo. La legge che obbliga all’anagrafe delle incompiute è recentissima, la legge 201 di fine 2011”. Il ministero, ha aggiunto, “ha iniziato il censimento alcuni mesi dopo, e molte amministrazioni locali forniscono dati con un certo ritardo, una certa ritrosia, per cui il numero delle incompiute è destinato a crescere”.
E poi il record regionale: “Nel Lazio “c’è la punta massima delle opere incompiute, con 82 casi”. Per tali opere sono stati già spesi, rende noto il Mit, oltre 250 milioni di euro, mentre gli oneri di ultimazione dei lavori ammontano a circa 78 milioni.
Al convegno anche l’archistar Santiago Calatrava che ha difeso la sua opera: “Penso che bisogna vedere le cose con ottica più ampia. Quest’opera è nata come un progetto epocale, che può portare allo sviluppo dell’Università e della zona circostante. Questa è la reale base funzionale per l’investimento economico”.
Che ha ricordato come “l’idea iniziale era quella di ristrutturare un’area che fosse capace di accogliere grandi eventi con migliaia di persone, come avvenuto in occasione del Giubileo”. Riferendosi agli edifici del passato, come ad esempio “le basiliche che hanno cambiato più volte la loro funzione”, Calatrava ha parlato della possibilità di “cambiamenti sulle funzionalità”, sottolineando però che “bisogna conservare il carattere centrale dell’opera”. A chi gli chiedeva se fosse pronto a cambiare il progetto, ha replicato: “Bisogna sedersi e lavorare per portare idee contestualmente interessanti. Una delle cose più importanti è essere flessibile e fa parte del mio mestiere. Non sono mai venuto per imporre nulla – ha precisato -. Il fatto di poter contribuire e collaborare con le istituzioni, in particolare l’università, per cui ho rispetto enorme, mi sembra un privilegio”.
Poi non s’arrende né sulla bufera del cpmpenso né sulla fine dei lavori: “Sono completamente convinto che l’opera sarà terminata, in 30 anni di professione non mi è mai successo che una mia opera, una volta iniziata, non sia stata conclusa”  “Atttualmente lo stato di avanzamento dei lavori è del 70-75% – ha aggiunto – ma dal punto di vista economico è molto diverso”. Riguardo al suo compenso, Calatrava ha aggiunto: “Il migliore compenso per me è quello di vedere un’opera del genere conclusa e credo sia lo stesso per ogni operaio che ci ha lavorato. Tante volte sono venuto qui a Roma a imparare – ha ricordato – e non sarò mai abbastanza grato a quanto l’Italia ha fatto per costruire il ‘bello’, che è continuamente per me fonte d’ispirazione”. E chiosa: “All’Università si sta lavorando con molto buon senso per ricondurre il progetto a quelle che sono le loro esigenze, anche per reperire fondi ministeriali ed europei”.