di Valentina Renzopaoli
Giustizia è fatta, con mezzo secolo di ritardo. Clamoroso dietrofront di Luca Palamara, togato del Csm, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e pm della Procura di Roma. Dopo aver accusato di terrorismo, istigazione a commettere delitti di sangue, diffusione di notizie false e tendenziose il più conosciuto tra i giovani dei monaci e filosofi dell’Umanesimo, Erasmo da Rotterdam, ci ripensa e chiede l’assoluzione. Un colpo di scena degno di un vero animale da palcoscenico che oltre a ribaltare la consuetudine processuale, spariglia le carte e si accaparra pure il ruolo del vero protagonista della scena.
Palamara accusa e poi scagiona con un’arringa hitchcockiana un rivoluzionario della fede, rivoluzionando il modo di fare giustizia e lo stesso ruolo dell’accusa perché “il pm non è di parte, è imparziale e capace di valutare nel corso dell’istruttoria dibattimentale anche quanto emergerà a discolpa dell’accusato” spiega il magistrato. “E’ l’esempio di come dovrebbe essere un pubblico ministero” rivelazione choc dietro le quinte del Teatro Parioli Peppino De Filippo, dove si è celebrato il più “giusto processo” della storia, quello al grande accusatore della Chiesa, autore del più famoso elogio alla follia.
“Una roba mai vista, una storia surreale, e ora come faccio a chiedere la parcella?” chiede dal suo scranno l’avvocatessa Annamaria Bernardini De Pace, difensore dell’imputato. “Avevo preparato un’arringa per spiegare che Erasmo è stato un uomo libero e profondamente spirituale, un pacifista mediatore e un non violento, e che il capo d’imputazione formulato dal pm è scaturito dall’invidia per un uomo così libero e non condizionato dal potere, dal denaro, dal piacere e dalle donne”. Qualche riferimento alla categoria dei magistrati? “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere” replica l’avvocatessa avvezza alle luci dei riflettori.
Nei panni di Erasmo uno scioltissimo Chicco Testa, pure lui ormai un abitué del palcoscenico, perfettamente a suo agio come imputato. Dopo aver già interpretato Nobel, Churchill e Garibaldi, Chicco Testa, presidente di Assoelettrica con un lungo curriculum da manager nelle grandi aziende dell’energia, si diverte ora a interpretare il ruolo dell’intellettuale pacifista che ha avuto il merito di aver aperto la strada ad una religione meno dogmatica e più umanista.
Il processo alla storia, ideato dall’autrice Elisa Greco che sta lavorando anche ad un format televisivo, torna il prossimo 25 febbraio: sul banco degli imputati la bellissima e perversa Lucrezia Borgia, uno dei personaggi femminili più controversi del Rinascimento. Ancora coperti dal segreto i capi di imputazione.

SUCCEDE SOLO A TEATRO. Nel processo pubblico a Erasmo Da Rotterdam al teatro Peppino de Filippo, il togato svela l’anima: “Il piemme non è di parte, è imparziale e capace di valutare nel corso dell’istruttoria”. E l’avvocato Bernardini De Pace resta senza parcella. Chicco Testa nei panni del filosofo si gode la “giusta giustizia” con 500 anni di ritardo. GALLERY e VIDEO

