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La cultura si è ripresa la spiaggia. Al Gambrinus la sfilata è “d’autore”

Con Luca Di Fulvio e Pierlugi Battista si chiude la rassegna “Mare d’Autore”, l’evento che dalla metà di giugno ha animato i pomeriggi della spiaggia di Ostia Lido. Gli appuntamenti letterari hanno rianimato la terrazza dello storico stabilimento, una sede che negli anni ’60 e ’70 ha vantato tra le proprie frequentazioni aristocratici, politici, artisti non soltanto romani, e che ha come obiettivo sia quello di proporsi ed affermarsi nel tempo come “spazio culturale”, sia quello di valorizzare il “Lido di Roma”. Ultimi appuntamenti, ma con una sorpresa: un ritorno a settembre

Volge al termine la rassegna “Mare d’Autore”. L’evento organizzato dallo stabilimento Gambrinus e curato da Barbara Bianconi ed Ilaria Guidotti, che hanno accompagnato con importanti ospiti i pomeriggi letterari del mare di Roma, chiude la sfilata di grandi firme con una stella del giornalismo italiano, Pierluigi Battista, e la settimana dopo, Luca di Fulvio, scrittore italiano di fama internazionale.

Con “La gang dei sogni”, Di Fulvio ha scalato le classifiche dei libri più venduti affermandosi ai primi posti di quelle internazionali: ed è già ai vertici delle classifiche tedesche l’ultimo romanzo di Luca Di Fulvio, “La ragazza che toccava il cielo” (Rizzoli). Una scrittura incalzante, potente, capace di ricreare luoghi, sapori e atmosfere di un’epoca. Di Fulvio, conferma il suo talento di grande narratore, raccontando una storia emozionante in un romanzo corale, fatto di uomini e di sogni. Una storia che si snoda tra la Roma e la Venezia dei primi anni del Cinquecento.
Protagonisti Mercurio e Giuditta, il primo un artista della truffa costretto a lasciare Roma perché convinto di aver commesso un omicidio, la seconda, arrivata in laguna con la speranza di lasciarsi alle spalle le persecuzioni contro gli ebrei. I due si innamorano, ma la loro storia sarà complicata e ostacolata da mille imprevisti.

Imprevisti che rappresentano, invece, proprio un fulmine a ciel sereno. E’ la storia raccontata da Pier Luigi Battista, un grande giornalista che nel “La fine del Giorno” narra la propria esperienza del dolore e della perdita, parlando di se stesso. Era preso dalla scrittura di una breve opera sul sesso durante la vecchiaia (un autoironico gioco intellettuale), quando irrompe nella sua vita la diagnosi infausta della malattia irreversibile della moglie. I 15 mesi che seguono sono la concretizzazione dei paradossi di una medicina che ha saputo sconfiggere l’impotenza degli anziani, ma nulla sembra poter fare per combattere il cancro. In questo libro Battista si confronta con il più grande tema della tradizione narrativa contemporanea: la tensione tra desiderio e pensiero della fine, tra la realtà inesorabile della perdita e la profondità dell’amore.
Ed è proprio attraverso la pubblicazione che il giornalista Battista esorcizza una sofferenza profonda, “perché scrivendo si riesce ad interpretare il dolore, ma non a superarlo” –  commenta l’autore durante la sua presentazione nel Lido di Roma. Lo fa rappresentando un mondo ovattato in cui la figura di Silvia, la moglie, ne esce come una donna forte che non si fa sconfiggere, facendo leva sulla forza della sua ironia. Una lettura bella e leggera in cui si intuisce solo, ma non si avverte, la durezza del dolore.  Con la “La fine del Giorno” si piange e si ride.