di Claudio Roma
Cinque milioni di euro. A tanto ammonta il prezzo che i romani, detentori ufficiali del 51 per cento del pacchetto azionario di Acea, saranno chiamati a pagare se il sindaco proseguirà nella sua battaglia per il rinnovo dei manager. Il calcolo è frutto di un’elaborazione sommando le interruzioni dei contratti di presidente, ad e dei consiglieri e i “danni correlati”. Un ricambio onerosissimo che ha riacceso la guerra. Due i fronti: da una parte Marino sostenuto con forza da Sel e dai rappresentanti dei Comitati per l’acqua, dall’altra i socie francesi e il socio “romano” che non risparmia bordate con i giornali controllati dal Gruppo: Leggo e Il Messaggero.
Insomma, Francesco Gaetano Caltagirone contro Ignazio Marino, l’ingegnere-cavaliere contro il chirurgo-sindaco: chi vince governa Roma e controlla di conseguenza la cassaforte Acea.
Dopo mesi di bombardamento, martedì il sindaco con l’elmetto ha spedito l’ultimo affondo con la lettera ai soci di Acea per chiedere una sostituzione della governance in vista dell’assemblea. E in aggiunta alla lettera avrebbe anche paventato la possibilità di ricorrere ad un’azione di responsabilità contro gli amministratori. Non è la prima volta ed è certo che con l’avvicinarsi dell’approvazione del bilancio e la presentazione del nuovo piano industriale, il fuoco si faccia sempre più minaccioso. Per ora il sindaco ha incassato uno schiaffo dalla Consob che ha obbligato Acea a rendere pubblica la lettera “per inosservanza della parità informativa”. E quindi un ennesima brutta figura. Non basta. “Sotto schiaffo” del quotidiano di via del Tritone che da settimane martella con inchieste di Ama e Atac e per il sondaggio che lo ha spedito in coda nella classifica degli amministratori italiani, l’inquilino del Campidoglio ha provato a ferire a morte il suo rivale: “Il Messaggero? Io non lo leggo da due mesi”, ha affermato il sindaco, quasi a dire che il peso del quotidiano sia più o meno irrilevante e che comunque i “blitz di carta” lo lasciano indifferente.
Con il cavalier Caltagirone armato sino ai denti, ora si attende la risposta dei francesi di Suez Environnement, fortemente preoccupati sugli effetti della bufera in corso. L’Ad Jean Louis Chaussade, avrebbe più volte detto ai suoi manager di temere gli effetti dei continui attacchi, sotto forma di caduta del titolo. Da qui il calcolo: tra liquidazioni indennizzi e ritorno alla quotazione di un anno fa, “l’effetto Marino” costerebbe qualcosa come 5 milioni di euro, un prezzo folle “per far rientrare la politica all’interno della società”, avrebbe commentato il manager francese, seriamente preoccupato e pronto a rispondere agli attacchi.
E Marino? Si arma e raccoglie dossier sui disservizi, le bollette pazze e le nomine. Lì metterà sul tavolo dell’incontro con i soci: un faccia a faccia con il cavalier Caltagirone e l’azionista francese.
Un’informazione di servizio per il sindaco. Martedì, giornata di rimbalzo per tutte le Borse europee e con Milano in grande forma, l’indice generale ha chiuso con un 3,6% in positivo, Acea si è accontentata di un +1,4%. Chi comprerebbe azioni della multiutility con il socio di maggioranza che chiede la testa dei vertici? La risposta l’ha data la Borsa ma il sindaco sembra intenzionato a tirare dritto.

INSIDE. Tra liquidazioni, risarcimenti e effetto sul titolo in Borsa, i manager di piazzale Ostiense hanno calcolato il costo del ricambio manageriale chiesto dal sindaco. Intanto il titolo perde il treno del rimbalzo. E Caltagirone continua “bombardare”

