di Valentina Renzopaoli
La sua vita scorre tra riflessi colorati e minuscole tessere di vetro da comporre: da circa un anno Luisa Verna per il mondo della rete è diventata Luisa degli Specchi. Francesista e insegnante, Luisa, trentacinque anni e mamma di una bimba, ha lasciato i banchi di scuola per realizzare specchi incorniciati da mosaici artistici. Nel garage della sua casa in Sabina nascono le sue creazioni. Ad Affaritaliani racconta perché, ad un certo punto della sua vita, il suo percorso è cambiato affascinata dall’oggetto della vanità per eccellenza. Anche se lei allo specchio non ama guardarsi affatto.
Romana di nascita, la sua terra è da molti anni la Sabina: è stata una fuga dalla città?
“In effetti sì, quando avevo cinque anni i miei genitori decisero di abbandonare la città per trasferirsi in campagna, a distanza di tanti anni posso dire che si è trattato di una scelta felice, sono molto legata alla Sabina e mi piace vivere in campagna in mezzo agli ulivi”.
Scuola a Rieti, università a Rieti, cosa voleva fare da grande?
“Mi sono laureata in lingue e letterature straniere, sono una francesista, e la mia vocazione sembrava essere quella di insegnare. Amo stare a contatto con gli adolescenti, ho insegnato in alcune scuole facendo le supplenze ma dopo alcune esperienze ho capito che c’era qualcosa che mancava”.
E cosa è successo?
“La scintilla è scoppiata dopo aver frequentato una lezione di Arte Terapia durante un corso di counseling: ho capito che dovevo avvicinarmi a qualche forma artistica per comunicare. Il destino ha voluto che mi innamorassi dell’arte del mosaico. Nella mia camera avevo una specchiera che avevo regalato tempo prima a quello che allora era il mio fidanzato ed ora è mio marito, l’avevo comprata nello studio di un artista romagnolo. Nel guardare quello specchio sono stata ispirata: ho comprato dei manuali, ho iniziato con piccoli lavori molto semplici, cornici porta ritratto che hanno subito avuto molto successo”.
Uno strano lavoro quello dell’artista del mosaico, come ha imparato?
“Quando ho capito che poteva essere una strada da percorrere ho frequentato dei corsi a Venezia. Ma la mia vera scuola è stato il laboratorio di un vecchio vetraio di Rieti che mi ha donato il suo sapere, da lui ho imparato a tagliare il vetro e a realizzare le tessere”.
Come ha trasformato questa passione in un lavoro?
“Grazie alla mia vena organizzativa oltre che a quella creativa: in effetti non mi sento affatto un’artista con la testa tra le nuvole, io sono una donna pratica e molto organizzata, e quindi ho imparato anche a vendere”.
Qual è il suo canale di vendita?
“Il 90% del mercato arriva da internet, grazie al mio sito e ad annunci su siti specializzati. Vengo contattata telefonicamente e realizzo oggetti su richiesta, assolutamente personalizzati: ogni specchio viene creato con misure, colori, gusto e soggetti pensati per l’ambiente in cui dovrà essere inserito”.
Quale sono le tecniche che utilizza?
“Si chiama “tecnica diretta”: lavoro con lastre di vetro di tre millimetri che vengono tagliate con varie forme e dimensioni, incollate su un supporto di legno, fatte asciugare per 24 ore e poi stuccate”.
Cosa ama particolarmente di questo lavoro?
“Amo molto il momento della creazione vera e propria: quando viene tolta la stuccatura dall’oggetto emergono i colori e le forme in tutta la loro bellezza, ogni volta è emozionante vedere il risultato di quello che nasce nella mia mente e diventa un oggetto unico”.
Quale è stata la richiesta più particolare che ha ricevuto?
“Quella di un cliente a cui era morta la madre, che mi ha chiesto di riprodurre su uno specchio un soggetto ispirato a temi marini che aveva disegnato la proprio la mamma”.
Chi sono i suoi clienti?
“Di solito sono liberi professionisti tra i 35 e i 45 anni che arredano casa con un po’ di attenzione ai dettagli. L’80% dei clienti sono persone del Sud che abitano al nord, molti siciliani e sardi”.
Costa molto uno specchio con mosaico?
“I miei prezzi sono molto bassi rispetto al mercato, diciamo circa un terzo”.
Come mai?
“In parte perché non ho le spese di un negozio, in parte perché mi sento un’artigiana e rimango lontana dall’ambiente delle gallerie, delle fiere e del design: spesso avviene che chi frequenta quel tipo di ambiente si sente molto artista e automaticamente i prezzi vengono gonfiati”.
E un lavoro con cui si può vivere?
“Assolutamente sì: certo non mi arricchisco, lavoro nel mio garage che ho trasformato in un laboratorio ma la mattina mi sveglio e mi sento felice”.
Lei è anche una mamma?
“Ho una bimba di quattro anni e confesso che ho intrapreso seriamente la mia attività quando sono rimasta incinta. Volevo un lavoro che mi permettesse di crescere una bambina, da gestire in modo da poter fare anche la mamma. Decisamente questo è stato un motivo fondamentale della mia scelta. Posso dire che Lavinia sia cresciuta tra i mosaici, mi aiuta a stuccare, le piace disegnare, penso possa proseguire in futuro questa attività. E poi lei si specchia sempre”.
E lei ama specchiarsi?
“Proprio no: ho sempre avuto seri problemi a guardarmi allo specchio, non perché non mi piaccio ma perché in quella immagine riflessa spesso non mi riconosco. Amo invece quello che sta intorno la superficie riflettente”.
Senta, ma se uno specchio si rompe non ha paura che porti sfortuna?
“Se davvero portasse sfortuna sarei messa davvero male! Continuamente rompo specchi per poterli lavorare”.
Quanti ne ha in casa?
“Beh, diciamo uno in bagno, in camera da letto ce ne sono due, nella camera di mia figlia c’è un quadro dedicato al mese di maggio, il mese in cui lei è nata, e uno specchio con una luna e una stella, in cucina ce n’è uno a forma di dragone, nel mio studio c’è un gufo contro la jella”.
Ha un sogno nel cassetto?
“Un giorno vorrei avere un atelier dove lavorare e dove poter allestire una mostra permanente. Mi piacerebbe un luogo particolare, un fienile in mezzo alla campagna o un casale restaurato, che potesse diventare anche una meta turistica, un luogo da visitare”.

