Mafia Capitale o Mondo di Mezzo (così come si è tornati a chiamare il processo dopo la sentenza di primo grado che ha escluso l’aggravante mafiosa), via al secondo grado.
La mancata traduzione in aula di Massimo Carminati e di Salvatore Buzzi e’ stata al centro delle prime eccezioni difensive in apertura del processo d’appello al Mondo di Mezzo, in corso nell’aula bunker di Rebibbia nei confronti di 43 imputati.
L’ex estremista di destra, fino a pochi giorni fa detenuto a Oristano, e’ collegato in videoconferenza dal carcere milanese di Opera, senza che i suoi difensori fossero a conoscenza del provvedimento di trasferimento deciso dal Dap.
Quanto al ‘ras’ delle cooperative, rinchiuso a Tolmezzo, ha rinunciato a essere collegato in videoconferenza in quanto ritiene lesiva dei propri diritti di difesa la mancata traduzione a Roma.
L’avvocato Bruno Giosue’ Naso, difensore di Carminati, ha insistito su un concetto piu’ volte ribadito durante il giudizio di primo grado: “Continuo a pensare che questo sia un processetto, mediaticamente costruito in una certa maniera per condizionare voi giudici. Il disegno e’ chiarissimo, grazie anche alle inchieste di Delirio Abbate (il giornalista Lirio Abbate, ndr), noto per essere funzionale a diverse Procure. Io ho già denunciato gli ispiratori indicando nomi e cognomi. Questo non e’ e non deve essere un processo speciale”.



