Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » Pelù e il successo della reunion dei Litfiba: “Ragazzi, le utopie sono ancora necessarie”

Pelù e il successo della reunion dei Litfiba: “Ragazzi, le utopie sono ancora necessarie”

Pelù e il successo della reunion dei Litfiba: “Ragazzi, le utopie sono ancora necessarie”
Litfiba 17 Re
L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT/ Sembrava una storia destinata a non essere più rievocata, quella dei Litfiba, dopo la carriera di successo di Piero Pelù e la sua trasformazione in star televisiva grazie a ’The Voice’. Invece, la nostalgia non era sopita. E i quattro, nella formazione originale si sono incontrati nuovamente per un serie di date dedicate alla trilogia discografica pubblicata tra il 1983 e il 1989, che li ha resi celebri. Ne abbiamo parlato con il leader Pelù: “I nostri dischi anni ’80 contengono tutto il desiderio di cambiare il mondo con la musica, di ribellarsi, di non accettare passivamente la realtà che viviamo. Una utopia giovanile, certamente, ma riuscire a trasmetterlo oggi ai ragazzi significa ricordare che le utopie sono necessarie”
Pelù e il successo della reunion dei Litfiba: “Ragazzi, le utopie sono ancora necessarie”
Pelù e il successo della reunion dei Litfiba: “Ragazzi, le utopie sono ancora necessarie”

di Pierfrancesco Pacoda

Hanno cinquant’anni ognuno  ma non li dimostrano e la loro musica piace a maturi e attempati signori che cantano le loro canzoni ricordando i tempi eroici della new wave italiana e ai figli cresciuti con i talent televisivi. Sembrava una storia destinata a non essere più rievocata, quella dei Litfiba, dopo la carriera di  successo di Piero Pelù e la sua trasformazione in star televisiva grazie a ’The Voice’. Invece, la nostalgia non era sopita. E i quattro, nella formazione originale  si sono incontrati nuovamente per un serie di date dedicate alla trilogia discografica pubblicata tra il 1983 e il 1989,  che li ha resi celebri.

Piero, una celebrazione di una stagione irripetibile, quella del rock italiano di fine anni 70.
“C’era una frenesia che sembrava non dovesse finire mai, Firenze in quelli anni era una città dalla incontenibile vivacità. E non era solo un fatto musicale. Come se improvvisamente, si fossero liberate spinte creative che aspettavano solo il momento migliore per esprimersi. Si suonava ovunque, ogni giorno nasceva un nuovo gruppo, il pubblico era avido di novità, gli stimoli fortissimi”.

Firenze divenne la capitale della giovane sperimentazione in Italia…
“Un primato che dividevamo con Bologna, c’era un desiderio di superarsi,  attraverso la ricerca, il dialogo, la scoperta di tante, diverse forme di espressione artistica. Non era solo il rock. Noi, ad esempio, collaborammo con il gruppo di teatro d’avanguardia Kripton per una versione pop rock dell’Eneide. E in teatro arrivarono folle di ragazzi che mai lo avrebbero frequentato, se non ci fossero stati i Litfiba”.

Poi, il silenzio, la tua carriera solista, gli impegni di tutti gli altri e il ritorno. Cosa si prova la prima volta che si sale, nuovamente insieme, sul palco?
“Basta il primo riff di chitarra e si prova una sensazione di sospensione temporale. Tutto ritorna alle origini, non c’è bisogno di discorsi e di ricordi dei bei tempi che sono stati. E’ il potere del rock, la sua capacità di parlare il linguaggio della nostra vita, di farci vibrare, come succedeva allora, senza avvertire il peso degli anni che sono passati. Potevamo essere nella nostra prima sala prove nella Firenze degli anni 80, invece eravamo di fronte al pubblico che ha affollato i concerti”.

Un pubblico molto vario.
“Sì, e anche questo è uno dei meriti del rock. Parlare a generazioni diverse, senza aver bisogno di adattarsi, ma usando  parole, che in fondo, sono sempre le stesse, da Elvis a oggi. Ma evidentemente la loro attualità non si lascia deturpare dal trascorrere del tempo”.

A proposito di attualità, perché avete deciso di fare un tour dedicato alla trilogia di album pubblicati negli anni 80?
“Perché quei dischi  contengono tutto il nostro desiderio di cambiare il mondo con la musica, di ribellarsi, di non accettare passivamente la realtà che viviamo. Una utopia  giovanile, certamente, ma riuscire a trasmetterlo oggi ai ragazzi significa ricordare che le utopie sono necessarie”.