di Valentina Renzopaoli
“Riduzione” invece di “revisione”, “acclarabile” che diventa “comparabile”, la parola “assegno” che spunta dal nulla; “pazzo” scambiato per “falso”, e ancora “cinquecentomila in meno” al posto di “cinque centimetri in più”: un caos fonetico che diventa metafora del clima ancora confuso che si respira nell’aula del mega processo sulla gestione dei rifiuti di Roma. Un cimitero di errori che, secondo la difesa, ingarbuglia il senso delle trascrizioni che i giudici dovranno valutare.
A otto mesi dalla partenza e dopo tredici udienze celebrate, continua ancora la battaglia sulla questione delle intercettazioni. Lo show di martedì 17 febbraio è stato affidato ai periti: una tenzone combattuta sul filo delle incomprensioni o inesattezze o imprecisioni delle trascrizioni. Detto così sembra roba da nulla, e invece su questo parecchio si gioca ll’istruttoria del pm Alberto Galanti, le cui fondamenta sono in gran parte poggiate su una valanga di materiale intercettato.
I periti del tribunale Alessandro Perri e Gianluigi D’Ambrosio sono entrati in aula armati di proiettore per confutare, slides a portata di mouse, i rilievi mossi dal consulente di parte Fabio Milana nella perizia tecnica che ha analizzato circa tremila pagine. Secondo il consulente nominato dalle difese, ci sarebbero discrasie gravi tra alcune parole contenute in conversazioni audio registrate e la loro trascrizione: termini che modificherebbero il senso della frase e il loro significato. E poi c’è la questione della totale mancanza di punteggiatura in particolare, nella trascrizione, di un’intercettazione ambientale registrata nell’ufficio della Regione Lazio di Luca Fegatelli con Francesco Rando. L’inesistenza di virgolette, punti interrogativi e virgole, secondo Milana, impedirebbe la corretta comprensione di un discorso fatto in una stessa stanza tra i due imputati. Infine, ci sono rilievi che riguardano il rispetto dei termini previsti dalla legge per le proroghe dei decreti firmati dal gip che autorizzano le intercettazioni: sempre secondo la consulenza di parte, in diversi casi, i quindici giorni non verrebbero rispettati e in qualche caso, il pubblico ministero avrebbe chiesto al gip, che l’ha concessa, la proroga successivamente alla data di scadenza. Insomma un gran caos su cui ora dovrà pronunciarsi il Collegio presieduto da Giuseppe Mezzofiorre. E che ha fatto passare in secondo piano la deposizione del teste Catello Tarantino, il militare del Nucleo Ecologico Operativo di Roma che ha condotto le indagini sugli impianti di Albano Laziale. Giovedì prossimo, 19 febbraio, la parola passerà alla difesa per il contro esame: il maresciallo Tarantino “dovrà vedersela” con l’avvocato Alessandro Diddi, il nuovo difensore di Manlio Cerroni al fianco del professor Bruno Assumma. Il patron di Malagrotta, infatti, ha rinunciato a sorpresa il suo legale storico passando l’incarico all’agguerrito Diddi, già impegnato con le difesa del patron delle coop Salvatore Buzzi.
