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Taglio e luce: il segreto dell’unicità. L’invenzione è la fotografia, non i fotografi

Chi è Tiziana Luxardo, signora dell’immagine, erede di una dinastia che ha da sempre immortalato la bellezza. Il suo mondo di luci e ombre e bianchi e neri, racconta emozioni, costruisce desideri, trasmette l’immortalità di un gesto e di uno sguardo. “L’esigenza di ridurre i budget produce una comunicazione mediocre. E il dramma è che l’occhio umano si abitua alla regressione. La bellezza è qualcosa di stereotipato, il fascino è Anna Magnani”. La passione per il nudo maschile e il no a Valeria Marini. E su Miss Italia cassata dalla Rai: “E’ sempre stato un evento eticamente corretto, forse troppo, tanto che non suscita l’attenzione morbosa che richiedono molti media”. LA GALLERY

di Valentina Renzopaoli

Figlia d’arte, da tre generazioni il nome della sua famiglia evoca il mito della bellezza e dell’eleganza. Nello studio di suo nonno Alfredo, di suo padre e dei suoi zii Elio, Aldo e Elda sono stati catturati i sorrisi più affascinanti della storia della moda e del cinema, scolpiti con la luce i corpi più attraenti. Erede di una tradizione e artefice di uno stile tutto suo, Tiziana Luxardo è oggi la Signora della fotografia per eccellenza. Il suo mondo di luci e ombre e bianchi e neri, racconta emozioni, costruisce desideri, trasmette l’immortalità di un gesto e di uno sguardo.
Cosa rappresenta per lei la fotografia?
“La mia espressione di vita, il mio modo creativo di esistere e poter esternare emozioni, il tentativo di cercare di essere me stessa. Io ci provo, finché riuscirò a soddisfare queste esigenze continuerò, quando non ci riuscirò più, cambierò lavoro. Quando ci si accorge che si rischia un’involuzione è bene fermarsi e resettare la macchina”.
Perché non dovrebbe più riuscirci?
“Perché oggi assistiamo all’implosione dell’immagine, ad una regressione dello stile di vita, dell’arte e del buon gusto. L’immagine è sempre più stereotipata, massificata e strutturata in funzione delle necessità commerciali. Intorno siamo invasi da tante figurine appicciccate che non trasmettono nulla di emozionale”.
E qual è la causa?
“La causa è che chiunque si inventa fotografo. L’esigenza di ridurre i budget produce una comunicazione mediocre. E il dramma è che l’occhio umano si abitua alla regressione. Capisco che c’è un problema sociale, ma questo mi strizza l’anima”.


E’ stata una scelta naturale o una decisione combattuta quella di proseguire l’attività di suo nonno e di suo padre?
“E’ venuto assolutamente naturale, anzi forse è stata una scelta anche troppo semplice perché non ho faticato a sgomitare nel sistema”.
La ritrattistica è il biglietto da visita del marchio Luxardo: lei cosa ama di più fotografare?
“Io amo creare un’immagine che comunichi qualcosa. Per me la fotografia è bianco e nero mentre la comunicazione e la grafica sono a colori”.
Cosa rende unica una foto?
“Il taglio e la luce: la fotografia è luce, il taglio è il segreto per renderla unica”.
Quanto è importante oggi la post produzione?
“L’elaborazione di una foto è la conditio sine qua non del digitale, non se ne può più fare a meno. La post produzione ha certamente consentito di lavorare con minor costi e con tempi più brevi ma io credo che abbia tolto alla fotografia l’immagine artistica. Sono convinta che per produrre una fotografia emozionale basta una macchina fotografica da cento euro, è la mano che rende unica l’immagine”.
Nello studio Luxardo hanno posato molte tra le donne più belle e affascinanti del mondo: come si costruisce un’icona?
“La fotografia è un valore aggiunto e serve a comunicare ciò che hanno già costruito gli altri mezzi di informazione”.
Cos’è la bellezza e cos’è il fascino?
“La bellezza è qualcosa di stereotipato su un’idea di perfezione, il fascino è Anna Magnani, è l’immagine accattivante. Il fascino è imperfetto e questo è il suo punto di forza”.
E’ più complicato fotografare la bellezza o il fascino?
“La persona bella è già strutturata, quindi è necessario destrutturarla, smontare i canoni già prestabiliti e ristrutturarla. La persona affascinante emana una personalità prorompente che la fotografia deve catturare”.
Lei ha lavorato molto sul nudo maschile: come mai?
“Perché l’arte che ho nel Dna mi trascina verso il corpo disegnato e definito, amo le contrazioni muscolari che si possono catturare con la luce, non mi piacciono le forme morbide. Ecco non amerei fotografare Valeria Marini, lo scriva pure”.
Per spiegare la sua passione per il nudo maschile, una volta ha detto: “Ho cercato di usare il maschile che vive in me per impressionare il femminile che vive nell’uomo”, si spiega meglio?
“Questa fase professionale appartiene al periodo in cui stava emergendo il narcisismo maschile come strumento di seduzione: subito dopo gli anni Novanta il corpo, che finora era stata un’arma soprattutto femminile, diventa uno strumento anche per l’uomo. Il mutamento dei ruoli nella società porta ad un lenta trasformazione anche del corpo: la donna diventa più androgina, l’alimentazione e l’allenamento sportivo uniformano le forme maschili e quelle femminili”.
Oggi com’è l’uomo?
“Oggi dimostra al massimo la sua debolezza: i sempre più frequenti femminicidi testimoniano una grave forma di insicurezza e debolezza da parte dell’uomo. E la donna vittima di violenza è una donna sola. E accaduto anche a me”.
Posso chiederle quando è successo?
“Negli anni Novanta, la mia tragedia è durata due anni, per liberarmi da una situazione che mi stava soffocando sono fuggita in Africa. Purtroppo è una vera e propria malattia dell’uomo che le donne pensano di gestire ma in realtà nonostante gli sforzi ci si deve arrendere all’evidenza che non può cambiare nulla”.
Come si combatte questo fenomeno?
“Con una maggiore prevenzione e un maggior controllo: quando una donna denuncia la violenza, di solito viene sottovalutata, le forze dell’ordine non hanno strumenti per agire”.
Nella sua attività ha vinto molti riconoscimenti e molti premi: a quale è più legata?
“Al calendario “Donne che vincono”, un calendario foto-biografico voluto da Amnil, Inail e Miss Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela della salute delle donne sul luogo di lavoro. Ci tengo molto, a dire il vero sto lavorando anche al progetto per un film: certo non è semplice trovare fondi per un film socialmente impegnato che non fa cassa come il cinepanettone”.
A proposito di Miss Italia, lei e la sua famiglia siete legati al concorso da decenni: cosa pensa della decisione della Rai di non trasmettere più il concorso?
“Non credo sia questa l’occasione in cui viene strumentalizzato il corpo femminile: anzi Miss Italia è sempre stato un evento eticamente corretto, forse troppo, tanto che non suscita l’attenzione morbosa che richiedono molti media. Ce ne sono ben altre di situazioni in cui il corpo della donna viene usato”.
Il sodalizio tra la sua famiglia e Roma inizia negli Anni Trenta: lei che rapporto ha con questa città?
“Credo sia la città più bella e affascinante del mondo, per la sua luce e per la sua storia, trovo meno affascinanti i romani, posso dirlo?”
Se lei lo dice, io lo scrivo. E perché?
“Non mi piace il loro stile di vita, non mi piace il cosiddetto “generone”.
Oggi che città è Roma?
“Ha seguito l’evoluzione storica del nostro Paese, si è adeguata all’involuzione e al cambiamento socio-culturale”.
E’ vero che lei si è sposata in Kenya con rito “giriama”? Perché questa scelta?
“E’ vero, sapevo che prima o poi avrebbe fatto la domanda. Ho vissuto in Kenya per circa un anno tanto tempo fa quando mi presi un anno sabatico, diciamo che il Kenya è la mia seconda patria. La scelta di questo matrimonio suggella un sodalizio sentimentale”.
E in cosa consiste questo rituale?
“E’ un matrimonio tribale che si è potuto celebrare perché sono stata adottata da una famiglia giriama”.
Con quale aggettivo si descriverebbe?
“Cos’è? Una domanda alla Marzullo? Beh diciamo conservatrice progressista”.
Lei è già nonna: che emozione si prova?
“Mio nipote di cinque anni è la mia passione: essere nonni è un amore assoluto. I nonni hanno il grande privilegio di poter viziare in modo assoluto. Pensi che mio nipote, che è un paravento, mi guarda e mi dice: “Nonna, mi vizi un po’ oggi? e poi educhi mamma a viziarmi?”.