Ingresso scenografico, qualche piegamento a terra, sorriso di rito.
Ma l’accoglienza della sala stampa per Can Yaman a Festival di Sanremo 2026 è stata tutt’altro che travolgente.
Il colpo d’occhio è quello di un ambiente molto serio, composto da giornalisti italiani e internazionali, poco inclini a farsi conquistare solo dal fisico. L’applauso arriva, sì, ma è tiepido, quasi trattenuto. Più osservazione che partecipazione.
«Sul fisico non si discute», si sente commentare.
Ma la sensazione è che la platea aspetti qualcosa di più: un’uscita, una battuta, un segnale che vada oltre l’impatto visivo.
Sanremo non è un set, e la sala stampa non è un fan club. Qui si misura il carisma sotto pressione, non gli addominali.
E l’impressione è che per Can Yaman questo sia stato un primo test, più che un trionfo.
Un “buon posto per cominciare a sudare”, come qualcuno mormora.
Il resto, eventualmente, dovrà arrivare sul palco.

