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Costume
"Conte conservazione nel cambiamento. Di Maio e Salvini del tutto innovativi"

Di Maria Carla Rota

La parola del 2018? E’ “disorientamento”. Lo assicura Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro all’Università “La Sapienza” di Roma e già preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione presso lo stesso ateneo, che ne parla anche nel suo nuovo libro "Il mondo è giovane ancora. Conversazione sul futuro con Maria Serena Palieri" (Rizzoli).

“Il disorientamento sta alla base del rancore sociale di cui si è parlato tanto in questi ultimi tempi e deriva in realtà sia da fatti negativi che positivi. Nel primo caso la disuguaglianza, l’aumento della povertà, la minaccia della disoccupazione. Nel secondo, per esempio, l’aumento della longevità: oggi gli uomini vivono fino a 79 anni e le donne fino a 86, un cambiamento positivo ma che disorienta e comporta una serie di problematiche da risolvere, dall’assistenza agli anziani al sistema pensionistico. Anche il ruolo che le donne vanno giustamente acquisendo crea disorientamento: la parità crescente getta i maschi nel panico dal punto di vista sessuale, erotico e professionale”.

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La società postindustriale in cui viviamo è anche la prima nella storia a cui manca un modello di interpretazione della realtà.

“Il modello dovrebbe stare alla base di tutto. Tutte le grandi società sono nate in seguito a un modello di riferimento teorico: i Vangeli e i padri della Chiesa per il Sacro Romano Impero, il Corano e la predicazione di Maometto per gli Stati islamic, le idee di Montesquieu, Smith e Toqueville per gli stati liberali dell'Ottocento. Non avendo noi invece un modello di riferimento, facciamo fatica a distinguere il bello dal brutto, il buono dal cattivo, il giusto dall’ingiusto. Se Botticelli era universalmente giudicato bello, oggi di fronte a un quadro di Pollock o di Picasso siamo disorientati. Perfino su Eluana Englaro ci siamo interrogati per 14 anni chiedendoci se fosse viva o morta. Perfino nei confronti della vita e della morte per la prima volta siamo disorientati. Gli intellettuali di oggi non hanno preparato un modello”.

La società liquida di Zygmunt Bauman?

“Non fornisce un modello. È una descrizione, anche piuttosto banale, ma non spiega nulla. Non è un modello di vita: non ci dice cosa fare per essere in equilibrio con noi stessi, con la società, con il pianeta”.

Come si esce da questo disorientamento?

“Ci vuole tempo. Nel corso della storia ci sono stati tanti periodi di disorientamento da cui siamo usciti. Pensiamo agli Illuministi: una trentina di giovani, da Voltaire a Diderot, da Kant a d’Alembert, ha creato il modello che ha salvato l'Occidente. Ancora oggi abbiamo una superiorità sociale rispetto al mondo islamico perché l’Illuminismo ci ha reso più guardinghi nei confronti della religione e dell’emotività, ci ha dato una sterzata di realismo. Il problema dell’attuale disorientamento deriva dal fatto che non c'è solo un elemento di novità, come fu nel Cinquecento con la scoperta dell'America. Adesso abbiamo novità in ogni campo, a partire dal punto di vista demografico: ci sono voluti 2 milioni e mezzo di anni per arrivare a essere un miliardo di persone sulla Terra e ora in soli 12 anni passeremo da 7 a 8 miliardi. Il problema ecologico, poi, non c’era mai stato prima: solo oggi è arrivata la consapevolezza che le risorse sulla Terra sono limitate. E ancora, la rivoluzione tecnico-scientifica, che non vuol dire solo informatica, ma anche biotecnologie, nanotecnologie, intelligenza artificiale, e la globalizzazione, per cui prima chi abitava a Roma considerava Napoli lontanissima e ora non considera lontana nemmeno Tokyo. Ancora, la rivoluzione sessuale: l'avvento della pillola anticoncezionale ha liberato le donne e ha separato l'erotismo dalla procreazione, modificando il comportamento etico e il senso del peccato. Pure gli analgesici hanno portato cambiamenti profondissimi: prima avere mal di denti era una tragedia. Come non siamo abituati ai social media: non abbiamo avuto neppure 100 anni per abituarci alla nascita dei mass media, come radio e televisione, e già abbiamo dovuto affrontare un’altra rivoluzione, in cui tutti possono consentirsi il lusso di dire bugie o di divulgarle, mentre prima questa possibilità apparteneva solo a chi governava o alla televisione”.

Concentrandoci sull’Italia, questo è il governo del cambiamento?

“Ha ragione Bruno Vespa che ha intitolato il suo libro ‘Rivoluzione’. Eravamo abituati ai soliti 4 o 5 partiti che si dividevano la scena politica. Ora ci sono due partiti molto diversi nello stesso governo, per cui l'opposizione da esterna è diventata interna. Il Parlamento è completamente rinnovato e pieno di giovani, anche in questo caso con aspetti positivi e negativi. E’ una situazione completamente nuova”.

Che cosa succederà con le elezioni europee della primavera 2019?

“Alle Europee l'Europa resterà Europa. Quando frequenti Bruxelles ti accorgi che è struttura immensa, possente. Non puoi farne a meno da un giorno all'altro e ce la stanno dimostrando i pentiti della Brexit. Anche Salvini e Di Maio si sono dovuti adattare alle norme europee”.

Tra Conte, Salvini e Di Maio chi interpreta meglio il cambiamento?

“Conte è la conservazione nel cambiamento, lo si vede anche dal look. È un professore abituato alla disciplina, non si metterebbe mai la felpa della polizia. Emerge adesso perché è necessaria la competenza: lui è potuto andare in Europa a discutere in un ottimo tedesco, inglese o francese su questioni fondamentali. E’ vero che la sua esperienza si limitava ai consigli di facoltà, non era strettamente politica, ma ha dimostrato di avere una bella faccia tosta e un bel coraggio, che gli hanno permesso di sedersi tranquillamente al tavolo con Merkel e Trump”.

Di Maio e Salvini?

“Se Conte ha la competenza, loro hanno i voti e sono del tutto innovativi. Di Maio è diventato a 26 anni vicepresidente della Camera e per quattro anni non ha mai dato adito a critiche o questioni da parte della stampa. Poi da solo si è messo alla guida della campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle e lo ha portato dal 23% al 32%. Un successo unico in Europa, non solo in Italia, così come unica è stata la maggior marcia trionfale di Salvini, che ha ereditato una situazione sconquassata, con Bossi sotto processo e un partito con una visione totalmente nordica e padana. Ha saputo allargare la visione ed è riuscito a passare dal 7% al 34% in sei mesi, anche se con modalità di comunicazione piuttosto rozze che si possono non condividere”.

Le opposizioni sono tagliate fuori dal cambiamento?

“Forza Italia segue il tramonto del suo leader. A differenza di Salvini e Di Maio, che devono tutto alla politica non avendo un'altra professione o fonte/cespite di guadagno, Berlusconi è prima di tutto un imprenditore e proprietario delle sue aziende. Il suo partito segue le sue vicende personali e lui le aziende ormai le ha sistemate. Più complessa è la situazione del Pd: non avendo un modello da proporre, finisce per soccombere al populismo, a cui bastano invece singole misure come la flat tax e il reddito. Invece il Pd dovrebbe proporre un modello di società alternativo al capitalismo, ma non ce la fa, non ha idee”.

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