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Costume
La “Ghiott Dolciaria” innamorata del suo cioccolato

“Si può non finire mai di intraprendere” ci dice Laura Salaorni, presidente di Ghiott Dolciaria, nell’accogliente cornice di uno dei più suggestivi ristoranti storici di Milano, il “Pupurry”, durante una serata dedicata al cioccolato e alle nuove iniziative di marketing di “Ghiott Dolciaria”.

Il “Pupurry”, nato dal buon gusto dei proprietari, che hanno restaurato una vecchia fabbrica artigianale milanese con i suoi muri di mattoni a vista, sembra proprio risvegliare l’atmosfera dei primi anni ’50, nei quali a Firenze nasceva la “Ghiott Dolciaria”. Immaginate Firenze sessant’anni fa. Immaginate le sue strade e i suoi colori, la sua arte e la sua cultura. Immaginate, in questo ambiente magico, un piccolo laboratorio di pasticceria, dove l’amore per la tradizione e l’impiego di materie prime di qualità hanno portato alla realizzazione di prodotti di grande successo non solo a Firenze, ma in tutta la Toscana.

 

LA GHIOTT DOLCIARIA – TRADIZIONE E INNOVAZIONE

 

Proprio qui, nel suggestivo scenario della Badia di Passignano, comincia la storia di Ghiott. Una storia nata dalla passione di Enzo Salaorni, discendente di una stirpe di fini pasticceri, che nel 1953 reinterpretava, personalizzandola, l’antica ricetta rinascimentale dei cantuccini dando così vita ai Ghiottini, e poi via via a Brutti e Buoni, Amaretti, Panforte, Ricciarelli…

Oggi si parla di una recente svolta nei progetti di “Ghiott Dolciaria”. L’azienda che da oltre sessant’anni è testimone in Italia e nel mondo della tradizione dolciaria toscana (esporta in Australia, Canada, Europa, Inghilterra, USA, Sud Africa e Svizzera) si espande e apre la sfida a un nuovo mercato grazie all’acquisizione di “La Sirena Cioccolato”. Nello stabilimento di cioccolateria, che ha sede a Calenzano, si manterranno produzione e marchi principali, in particolare il marchio Cortés, che sarà oggetto di una strategia di rilancio e riposizionamento sui mercati.

 

UN’IMPRESA STORICA E LA CULTURA DEL SETTORE



“E’ l’impegno di una azienda toscana a favore di una altra azienda toscana” sottolinea Laura Salaorni “ma anche il rilancio di una impresa storica e la salvaguardia del suo patrimonio di cultura nel settore. La nostra è una sfida di crescita e di sviluppo, un nostro ulteriore contributo a preservare la tradizione dolciaria regionale”.

Signora Salaorni, tra i suoi molti interessi, come mai è giunta proprio a immergersi nell’affascinante mondo del cioccolato?

“Ho saputo di questa storica azienda toscana, l’ho vista, mi è piaciuta … Il contesto storico è sorprendente, la semplicità e la qualità dei suoi prodotti … unici”.

Che cosa si aspetta dal mercato?

"Mi ha molto colpito la grande attenzione che i nostri clienti hanno subito dimostrato nei confronti di questa nuova avventura. In particolare anche quelli all'estero. Abbiamo in programma investimenti in impianti, in marketing e, conseguentemente, in personale".

Ma si è innamorata più del contesto storico o del cioccolato che produceva La Sirena? Sa, io sono un po’ goloso, e questo punto per me è importante.

“I muri servono per contenere ciò che si crea. Sono affascinata dalle aziende manifatturiere in qualsiasi campo. E’ nel mondo manifatturiero che la creatività si può sviluppare al meglio. Nel mercato del cioccolato vogliamo collocarci nel cioccolato di alta qualità. Anche perché La Sirena è un'azienda dove pochi sanno che c'è una parte artigianale molto forte. Non va pensata come un'industria di cioccolato: ha dei capitolati storici sul cioccolato e una parte manuale indispensabile per questo tipo di lavorazione. Questo vorremmo comunicare al consumatore: le nostre sono tavolette artigianali. Tanto per dirne una, lo smodellaggio della tavoletta e, ad esempio, l'inserimento delle nocciole, viene fatto a mano".

Ma del cioccolato in sé non vuole proprio parlare?

“Certo, i nostri prodotti sono qui sul tavolo, li assaggi. Sarà lei poi a parlarne …”

Li ho assaggiati. Non ho parole. Provateli anche voi. Qui il link al sito, se volete saperne un po’ di più.

 

LO STORICO RISTORANTE PUPURRY

 

Due parole anche sul Ristorante Pupurry di Milano, dove è avvenuto l’incontro. Le vicende della storica trattoria milanese hanno inizio alla fine della seconda guerra mondiale quando Giulio Primiceri e Maria Coluccia, una coppia di giovani pugliesi, si trasferiscono a Milano e nel 1946  aprono una tipica osteria, la "Rosa Bianca", in una caratteristica casa a ringhiera di via Canonica 27. Negli anni ’90 si trasferiscono nell’attuale sede di via Bertini 25, a un passo dalla “Fabbrica del Vapore”, restaurando con passione una vecchia fabbrica di lampadine e recuperandone così il valore storico e l’atmosfera milanese di una volta. Uno stupendo dehors riservato, tranquillo e lontano dal traffico, completa l’opera. Qui il link al loro sito.

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