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Costume
Triplice omicidio, l'esperto: "Ha agito come un bimbo che butta un gioco"

Carlo Lissi ha agito "da grosso immaturo, come se avesse voluto chiudere gli investimenti affettivi fatti, ha agito come un bambino che desidera passare ad un altro gioco e si libera, o butta via, quelli che gia' ha...". E' un'ipotesi medico-psichiatrica su cosa sia scattato nella mente dell'informatico 31enne che sabato sera nella abitazione di famiglia a Motta Visconti, nel Milanese, ha trucidato la moglie Cristina Omes, 38 anni, e i due piccoli figli, Giulia di 5 anni e Gabriele di 20 mesi, e poi ha raggiunto in un pub un amico per vedere e commentare con lui, ed esultare ai gol, la partita Italia-Inghilterra.

A ipotizzare che l'autore della strage sia un "grosso immaturo" come puo' esserlo un bimbo e' il professor Vincenzo Mastronardi, titolare della cattedra di Psicopatologia alla Sapienza di Roma. Al telefono da Pavia, dove ha preso parte a un convegno, Mastronardi commenta che anche il fatto che l'omicida sia andato a vedere la partita dopo aver ucciso tre persone della stessa famiglia e' segnale - "sulla base di quello che finora sappiamo" - di una 'non evoluzione' di "quel bambino che era c'era in lui e che non era mai cresciuto. Come di persona che non e' capace di considerare le conseguenze di quanto commesso. Un'immaturita' estrema, tipica di un bambino". E il recarsi poi nel pub e' stato "come negare a se stesso di aver ucciso". Mastronardi esclude che si possa parlare di Carlo Lissi come di uno psicotico, semmai - altra ipotesi - e' che si tratti di un 'border line' in questo caso quindi "estremamente lucido e calcolatore", una persona affetta quindi da disturbo di personalita'.

L'aver confessato di aver avuto un momento di intimita' sul divano di casa con la moglie e subito dopo averla uccisa a coltellate puo' stare a significare - dice ancora Mastronardi - che nella "logica perversa" di quell'uomo c'era la convinzione che "qualcuno deve pagare per la mia frustrazione", per una possibile depressione legata al fatto che si fosse invaghito - come ha raccontato l'omicida - di un'altra donna e pero' da questa non corrisposto. Depressione per il rifiuto avuto da quella donna e pero' al tempo stesso "un narcisismo accentuato" che spiegherebbe l'aver cercato, l'aver avuto quel momento di intimita' con la moglie, per poi ucciderla subito dopo. Bisognera' scavare per comprendere questo processo associativo, dice lo psichiatra. Ma tutto questo - viene spontaneo chiedersi - non sembrerebbe in qualche maniera 'aiutare' domani la difesa dell'uomo? "La sentenza a sezioni riunite della Cassazione nel 2005 si esprime a favore del grave disturbo di personalita' solo quando questo puo' condizionare la capacita' di intendere e di volere. Non in altri casi", taglia corto Mastronardi.

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