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Costume
Viaggiare è un diritto degli uomini

Se viaggiare è un diritto degli uomini, la parola d’ordine è rispetto. Un diritto come lo sono le cure mediche o la casa e il diritto al lavoro, rispetto per le testimonianze del passato. Per la storia dei popoli che quelle testimonianze raccontano, per la grande bellezza che esse esprimono e veicolano. Viaggiare, dunque, e farlo in maniera rispettosa, sapendo che aiutare le popolazioni visitate a crescere  è un dovere ineludibile. Soprattutto perché nel 2030 viaggeranno 2 miliardi di persone al giorno dal miliardo e 235 milioni di oggi per un giro d’affari di 3,2 miliardi di dollari al giorno. Che significa incidere fortemente sull’economia, sulla cultura e nel creare occupazione anche nei Paesi che si affacceranno al turismo. Farlo nel rispetto della sostenibilità economica, sociale ed ambientale è un dovere di tutti. Taleb Rifai, giordano, segretario del World tourism organization, l’Agenzia specializzata dell’Onu, ribadisce ad Affaritaliani gli obiettivi che le Nazioni Unite intendono raggiungere con l’Agenda 2030. Lo ribadisce a Paestum in occasione della ventesima edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico (Bmta) ideata e diretta da Ugo Picarelli.  A Paestum Rifai sarà insignito con la cittadinanza onoraria dell’antica città di Posidonia.                                                                                                                                                               

Dottor Rifai perché il rispetto dell’identità delle persone e dell’ambiente è così importante? “Il rispetto è la base della sostenibilità. Senza il rispetto della gente di tutto il mondo, dell’ambiente, la sostenibilità non ha alcun senso. Per questo gli Stati devono aumentare nelle persone che oltrepassano i confini nazionali la consapevolezza del rispetto, legiferando in tale senso. Consapevolezza e regole sono le due cose che servono”.                                                                                                                                                             

Lei parlerà a Paestum anche dell’Italia come leader nel campo della cultura.

“In Italia nel 2016 sono arrivati 52 milioni di stranieri. A far crescere questo numero, che fa di questo Paese il quarto al mondo per numero di visitatori attratti dalle sue bellezze, ha contribuito soprattutto aver accorpato sotto un unico ministero la cultura ed il turismo con una chiara visione strategica. Ciò non toglie però che c’è ancora molto da fare perché questa leadership non si fermi al solo business ma si trasformi in un esempio di buone pratiche. Vale a dire diventare anche leader del turismo sostenibile e nella preservazione del patrimonio culturale”.                                                                                                       

Qual è il programma dell’Onu al riguardo?

“Promuovere il concetto di viaggio e facilitarne le modalità legittime di spostamento. Allo stesso modo fare in modo che tutti possano viaggiare e spostarsi nel mondo e che tutti i Paesi investano i profitti ricevuti in cultura e crescita sociale”.

Eduardo Cagnazzi

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