“Stimolazione”: è questa la parola che ricorre ormai da anni quando si pensa alla crescita e all’educazione dei bambini. E per Natale è corsa a chi regala il giocattolo più innovativo e più tecnologico, che possa stimolare il cervello dei più piccoli. Ma qual è la scelta giusta da fare? Non si rischia di creare troppo stress e ansia da prestazione, volendo a tutti costi allevare dei piccoli geni? Non sarebbe forse meglio lasciare più libertà creativa ed espressiva ai bambini, come avveniva in passato con giocattoli più semplici e improvvisati?
Affaritaliani.it ne ha parlato con Gian Piero Turchi, docente di Psicologia Clinica all’università di Padova. Innanzitutto una premessa: “Il dilemma non si gioca sulla specificità tecnologica, non serve esprimere opinioni valoriali, spesso legate a pregiudizi, mentre si confrontano i moderni giochi da smartphone con i gessetti con cui si giocava in strada qualche decennio fa”.
La domanda che un genitore o un educatore dovrebbero porsi, secondo Turchi, è un’altra: qual è la massa di interazione che un gioco riesce a generare nel bambino? “Se il gioco favorisce l’interazione ed incrementa la massa dialogica ben venga, che sia tradizionale oppure super-tecnologico. In questo caso si stimola la creatività dei bambini e si crescono dei piccoli uomini inseriti nella loro comunità di appartenenza, capaci di instaurare relazioni interpersonali e di avere una visione sociale più nitida”. Ci possono essere diversi tipi di interazioni: da quelle ‘orizzontali’ con la comunità ‘dei pari’, ovvero gli altri bambini, a quelle ‘verticali’ con il mondo degli adulti. E’ importante anche che il bambino possa aggiungere nuovi elementi al gioco, sfruttando la sua fantasia e la sua intuizione, senza relegare tutto a una sorta di apprendimento passivo.
“Il rischio è quello di crescere membri della società che si considerano monadi a sé stanti e che non sono capaci di interagire con gli altri. Nei casi più gravi i figli perdono il contatto con la realtà e anche la famiglia non riesce più a instaurare un rapporto con loro. Da qui alcuni gravi casi di cronaca degli ultimi tempi, con i genitori che arrivano a gesti di violenza estrema non riuscendo più a gestire la situazione”.
Un consiglio, questo, che vale anche quando si pensa alla cara, vecchia tv: “Non va demonizzata a tutti i costi. Anche in questo caso bisogna scegliere. Ci sono cartoni animati per i più piccoli, come Peppa Pig o Pimpa, che sono fortemente educativi perché rappresentano le interazioni sociali all’interno della famiglia o all’interno di un gruppo. Il bambino viene spinto ad appropriarsi di quelle modalità d’azione e a riprodurle nella realtà”.
Maria Carla Rota
@MariaCarlaRota

