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Costume
Pietro Simoncini, pioniere della tv argentina

 
Quando Pietro Simoncini lasció la sua nativa Napoli per l’Argentina nel 1924, aveva un anno. I genitori decisero di tornare a Napoli l’anno seguente per poi stabilirsi definitivamente a Buenos Aires nel 1927. Pietro divenne cittadino argentino solamente nel 1940 perché, ci dice, “I miei genitori ci tenevano alla loro italianitá. Tornarono a Napoli per far nascere mio fratello in Italia”.
Comunque giá d’allora il suo destino era segnato: sarebbe divenuto un pioniere della Tv argentina, riuscendo a mettere assieme alcune stazioni Tv locali e a creare nel 1989 Telefe, una delle due principali reti Tv argentine.
C'é da dire che in Argentina i napoletani hanno innovato piú della televisione, infatti hanno persino reso popolare nei ristoranti la “cotoletta milanese alla napoletana”, un vero miracolo di San Gennaro.
Passano alcuni anni e nel 1943 Pietro, ora Pedro, lavora come impiegato del Banco Italiano a Buenos Aires con il compito di far percepire ogni 15 giorni lo stipendio a Eva Duarte (poi Evita Peron) per conto di Jaime Yankelevich, proprietario di Radio Belgrano. “Lei veniva da me, le autenticavo la firma e passava a riscuotere lo stipendio”, ricorda ora di Evita. Pedro ci riceve nel suo ufficio, che fatalitá si trova in Avenida Belgrano, “ormai vengo in ufficio solo al mattino e sempre accompagnato perché mi sento poco bene e dall’anno scorso non posso piú guidare. Non mi sarei mai immaginato che essere vecchi fosse cosí duro”, ci confessa.
Ora Pedro (con il nostro collaboratore nella foto) si dedica solamente allo sviluppo dei contenuti educativi, “che é sempre stata la mia passione” afferma. Dal settore della Tv commerciale si é ritirato nel 1993 per intraprendere la produzione di programmi educativi, prima con la Fondacion Compromiso e poi con Programas Santa Clara, ed é ancora socio attivo dell’Academia Nacional de Educación. 
Negli anni '40, Simoncini curava anche le finanze e gli investimenti dell’Ordine dei Gesuiti, che nel 1957 decise di richiedere l’autorizzazione governativa per operare una stazione televisiva. I gesuiti riunirono 120 soci e, con la societá Difusora Contemporánea (Dicon), fecero richiesta per Canal 11 (una delle sette frequenze dell'allora nascente Tv privata, nata per far concorrenza alla rete Tv nazionale Canal 7): tre canali a Buenos Aires e due sia a Córdoba che Mendoza.
A Simoncini toccó il compito di far andare d’accordo tutti i soci di Canal 11 “i quali” ricorda, “vedevano il canale principalmente come un mezzo per portare alla ribalta le loro mogli e figli”, ed in effetti  Pedro diventó il primo direttore della stazione. Ma per via di contrasti interni, Canal 11 fu l’ultima delle tre stazioni di Buenos Aires ad andare in onda, nel 1971.
Sempre a corto di fondi, Canal 11 dovette subito trovare dei soci per finanziare la programmazione e saputo che le reti Tv Usa erano alla ricerca di investimenti in sud America, Simoncini approcció l’unica rete Tv americana rimasta senza alleanze: la Abc, visto che la Cbs si era giá alleata con Canal 13 di Goar Mestre (poi diventata Artear del gruppo editoriale Clarin) e la Nbc con Canal 9 di Ildefonso Recalde. “Era l’unico modo per competere con la Tv del cubano trapiantato in Argentina Goar Mestre”, spiega Simoncini del suo rivale (ma con reciproca ammirazione), altro pioniere della Tv argentina.
Dal momento che il governo argentino non permetteva a societá straniere di entrare come azionisti di stazioni Tv, Dicon e Abc crearono TeleRama, una societá esterna per la programmazione e raccolta pubblicitaria.
Dopo alcuni anni Simoncini divenne l’azionista di maggioranza (al 70%) del Canal 5 di Rosario, detenendo poi quote di minoranza in altre stazioni Tv di Córdoba, Resistencia e Neuquén.
Nel 1989, raggruppó il suo Canal 5 e le altre con il Canal 11 di Buenos Aires (appena privatizzato ­­–– il governo se ne era appropriato nel 1974) per formare Telefe, che, spiega Simoncini, “non voleva dire Tele Fede, cioé cattolica (visto che Canal 11 veniva sempre associato con i gesuiti), ma Television Federal, in quanto copriva buona parte del paese. Ad ogni modo, il nostro slogan era ‘El Canal de la Familia’”. 
Sotto la presidenza di Simoncini, Telefe cominció a produrre serie televisive, specialmente telenovele, e ad esportarle con successo all’estero, anche se con la Tv italiana ha avuto “pochissimi contatti. Sono tornato a Napoli molte volte”, afferma, “ma solo come turista”. E nonostante a casa sua si parli solamente italiano, l’Italia audiovisiva l’ha sempre ignorato. In questo caso, nonostante la vicinanza ai padri gesuiti, San Gennaro non l’ha proprio preso in considerazione.
Per concludere, nel 1999 Telefe fu acquistata dalla spagnola Telefonica, per poi passare all'americana Viacom nel 2016.

 

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