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Acca Larentia e l'assalto ai militanti di Gioventù Nazionale, parla uno dei ragazzi aggrediti: "Poteva finire molto peggio". La testimonianza
Affaritaliani ha raccolto la testimonianza diretta, in forma anonima, di uno dei giovani coinvolti


L'automobile di uno dei ragazzi aggrediti ad Acca Laurentia (fonte affaritaliani)

L'automobile di uno dei ragazzi aggrediti ad Acca Laurentia (fonte affaritaliani)

Uno dei ragazzi aggrediti ad Acca Laurentia (fonte affaritaliani)
Acca Larentia, assalto ai militanti di Gioventù Nazionale: la testimonianza
L’episodio avvenuto nei giorni scorsi ad Acca Larentia, che ha coinvolto giovani militanti di Gioventù Nazionale, riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza e delle sue conseguenze, al di là delle appartenenze e delle contrapposizioni ideologiche.
Affaritaliani ha raccolto la testimonianza diretta, in forma anonima, di uno dei ragazzi coinvolti, che ha scelto di raccontare quanto accaduto dal proprio punto di vista personale, ripercorrendo i momenti dell’episodio, le sensazioni vissute e l’impatto umano che quanto accaduto ha avuto nei giorni successivi. Ogni valutazione sui fatti e sulle eventuali responsabilità resta affidata alle autorità competenti.
Puoi raccontare che cosa è successo esattamente? Come hai percepito personalmente quei momenti?
"Con gli altri ragazzi della mia sezione ci stavamo preparando a un giro di affissione di manifesti per ricordare i ragazzi uccisi nel 1978 in via Acca Larenzia. Subito prima di iniziare le attività, ci trovavamo in macchina nel parcheggio del Todi’s di via Tuscolana, quando siamo stati circondati e bloccati da un gruppo di ragazzi incappucciati, armati di spranghe, bastoni e caschi, che hanno iniziato a colpire la carrozzeria e i vetri dell’auto. Presumiamo di essere stati riconosciuti dalle scope per l’affissione dei manifesti che avevamo con noi. Sorpresi dall’attacco, siamo scesi dall’auto per evitare di restare intrappolati e, a quel punto, siamo stati aggrediti fisicamente."
C’è stato un istante in cui hai capito che la situazione stava diventando pericolosa?
"Nel momento in cui ci siamo resi conto che le persone che avevamo di fronte erano armate, abbiamo capito che si trattava di un'aggressione a sfondo politico. Una percezione rafforzata dalla modalità organizzata dell’azione e dalle minacce di natura politica urlate durante l’episodio. Purtroppo non è la prima volta che ci troviamo ad affrontare situazioni simili, che negli ultimi tempi si sono ripetute più volte".
Quali conseguenze ha avuto questo episodio su di te, dal punto di vista fisico o emotivo, nei giorni successivi?
"Dal punto di vista psicologico, come detto, in passato abbiamo già vissuto situazioni analoghe e questo, paradossalmente, ci ha permesso di mantenere una certa lucidità. La decisione di scendere dall’auto e difenderci all’esterno ha probabilmente evitato conseguenze ancora più gravi. Sul piano fisico, uno dei ragazzi è stato trasportato in codice giallo all’ospedale San Giovanni, mentre gli altri, a parte qualche contusione, se la sono cavata. Tuttavia, è evidente che l’episodio avrebbe potuto avere esiti molto peggiori."
Alla luce di quanto vissuto, c’è un messaggio umano che ti senti di condividere con chi leggerà la tua testimonianza?
"Colpisce il fatto che questo episodio sia avvenuto proprio alla vigilia della commemorazione della strage di Acca Larenzia, in cui due ragazzi persero la vita a causa di un odio politico barbaro e inutile. Credo che, anche solo per rispetto verso chi, a destra e a sinistra, ha perso la vita per le proprie idee, sia arrivato il momento per tutta la politica italiana – adulta e giovanile – di interrogarsi seriamente e fare i conti con il tema della violenza politica, che continua a riaffiorare e a essere tollerata in modo strumentale."
