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Cronache
Afghanistan, bando talebano alle donne nelle ONG. Emergency: "Restiamo qui"
Carlotta Marrucci

Emergency in difesa delle donne afgane: "Lasciate che diano il loro contributo allo sviluppo del proprio Paese"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante il divieto dei talebani alla partecipazione delle donne alle ONG, Emergency ha deciso di restare in Afghanistan. Si tratta di una scelta significativa, sebbene il recente annuncio del Ministero dell’economia afgano non riguardi il personale sanitario, Emergency chiede comunque alle autorità di “riconsiderare questa decisione e permettere alle donne di continuare a contribuire allo sviluppo del loro Paese”. 

“Qualsiasi tentativo di proibire l’assunzione di donne afgane avrà un impatto importante sulla capacità del nostro personale di fornire cure e danneggerà, soprattutto, le attività rivolte a donne e bambini, incluse le prestazioni legate alla maternità, quelle ginecologiche e pediatriche”, spiega l'organizzazione fondata da Gino Strada, che in Afghanistan opera fin dal 1999, con oltre otto milioni di assistiti in totale, e attualmente gestisce tre centri chirurgici, un centro di maternità e 41 posti di primo soccorso distribuiti nel Paese.

Dello staff locale fanno parte 365 donne, pari al 21% del team. “Le colleghe afgane sono una componente fondamentale e permettono di curare pazienti donne che senza di loro correrebbero altrimenti il rischio di venire escluse dall’assistenza sanitaria”. Ben 114 afgane lavorano nel Centro di Maternità di Anabah, nella Valle del Panshir, a conduzione interamente femminile, che dal 2003 assicura cure prenatali, parti e cure postnatali a madri e bambini, contando oltre 470.000 visite ambulatoriali, 97.000 ricoveri e 73.000 nascite. 

Al momento Emergency sta cercando di comprendere quali saranno le conseguenze di questa politica, quali saranno le specifiche esenzioni per il settore sanitario e quindi l’impatto effettivo della decisione sulle sue attività. 

La volontà è comunque quella di andare avanti: “Emergency ha sempre dimostrato la propria sensibilità verso le differenze culturali durante il suo operato in Afghanistan, e si impegna a continuare le proprie attività finché sarà in grado di fornire assistenza a tutti coloro che si trovano in stato di necessità, senza discriminazioni e per mantenere la propria indipendenza. Le nostre strutture proseguono nel loro lavoro come sempre con tutte le colleghe afgane che continuano a svolgere le proprie mansioni”. 

 

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