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Aosta: la città dalle vestigia romane tra le vette della Valle d’Aosta

Dal Criptoportico alle numerose tracce romane, dal centro storico con le botteghe artigianali e le case colorate ai ristoranti di charme: ecco perché Aosta è una destinazione che vi stupirà

Aosta: la città dalle vestigia romane tra le vette della Valle d’Aosta

Aosta: non solo un museo a cielo aperto, è un luogo dove il tempo ha stratificato storie

«La vecchia Aosta di cesaree mura ammantellata, che nel varco alpino eleva sopra i barbari manieri l’arco di Augusto». Basterebbero questi versi di Giosuè Carducci, tratti dalla sua celebre ode Piemonte, per evocare l’essenza di una città che da oltre duemila anni funge da sentinella di pietra nel cuore delle Alpi.

Eppure, Aosta non è solo un museo a cielo aperto o un passaggio obbligato verso i grandi trafori; è un luogo dove il tempo ha stratificato storie, miti e sapori in un intreccio unico e, per certi versi, ancora inedito.

Situata esattamente nel centro geografico della Valle d’Aosta, alla confluenza tra il fiume Dora Baltea e il torrente Buthier, la città sorge a 583 metri d’altezza, circondata da giganti come il Monte Emilius e la Becca di Nona.

La sua posizione non è casuale: fondata nel 25 a.C. come Augusta Praetoria Salassorum, era la Roma delle Alpi, una colonia progettata a tavolino per dominare le rotte commerciali e militari verso la Gallia. Ma prima dei Romani, la leggenda narra di Cordelia, fondata dal capostipite dei Salassi, discendente di Saturno. Questa doppia anima, celtica e latina, pulsa ancora sotto i piedi dei visitatori che scelgono di esplorarla con occhi nuovi.

Un itinerario insolito non può che partire dal torrente Buthier, testimone silenzioso e “capriccioso” delle fortune cittadine. Qui, poco distante dall’Arco d’Augusto, si scorge un’unica arcata in pietra che emerge dal terreno: è il Ponte Romano.

Un tempo superava il torrente, ma il corso dell’acqua fu deviato da alluvioni devastanti, lasciando oggi il ponte “all’asciutto”, quasi fosse un fossile architettonico. Proseguendo verso l’Arco d’Augusto, ci si immerge nell’atmosfera di una città che ha saputo integrare le sue origini imperiali nella modernità urbana.

Aosta: la città dalle vestigia romane tra le vette della Valle d’Aosta
PORTA PRAETORIA

Attraversando la maestosa Porta Praetoria, l’ingresso monumentale con le sue doppie arcate, si entra nel decumano massimo. Qui, l’itinerario si fa sotterraneo e mistico: il Criptoportico Forense è, forse, il tesoro più enigmatico di Aosta: una galleria a due navate che circondava l’area sacra del foro romano.

Camminare sotto le sue volte in pietra, immersi in un silenzio che sembra attutire i rumori della città sovrastante, è un’esperienza sensoriale rara; un luogo che serviva a livellare il terreno ma che oggi appare come un labirinto sacro, illuminato in modo scenografico per esaltarne la geometria millenaria.

Usciti alla luce del sole, la storia medievale reclama il suo spazio con la Collegiata di Sant’Orso. Il chiostro romanico, con i suoi capitelli scolpiti che raccontano storie bibliche, è un gioiello di rara bellezza, dove la precisione del dettaglio architettonico si sposa con il misticismo alpino.

Poco distante, la Cattedrale di Santa Maria Assunta svela un altro volto della città, con il suo Museo del Tesoro che custodisce paramenti e reliquiari preziosi, testimoni di una fede che ha plasmato l’identità valdostana.

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LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Le proporzioni monumentali della città trovano la loro massima espressione architettonica nel settore nord-orientale, dove il potere imperiale si faceva spettacolo e propaganda attraverso il complesso del Teatro e dell’Anfiteatro.

Il Teatro Romano, con la sua facciata monumentale alta ben 22 metri, non era solo un luogo di svago, ma un manifesto di ingegneria acustica e visiva: i resti della frons scaenae raccontano ancora oggi di una struttura capace di ospitare migliaia di spettatori, protetti dalle intemperie e avvolti in un’estetica raffinata.

Poco distante, l’Anfiteatro completava questo distretto del tempo libero, offrendo una diversa declinazione della socialità romana, più cruda e fisica, legata ai ludi e ai combattimenti.

Sebbene oggi parte della struttura sia inglobata in edifici successivi — una sorta di upcycling architettonico ante litteram che ne ha preservato il perimetro — l’impatto volumetrico originario rimane leggibile.

Questi due poli non erano semplici appendici urbane, ma costituivano il fulcro nevralgico del leisure di Augusta Praetoria, definendo uno standard di vita cittadina che mirava a replicare, tra le vette alpine, il prestigio e le comodità della capitale.

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IL CRIPTOPORTICO ROMANO

Ma Aosta nasconde dettagli che sfuggono al turista frettoloso, come il Santo Volto, il crocifisso posizionato vicino all’Arco d’Augusto nel Quattrocento per proteggere la città dalle esondazioni del Buthier, o i resti della Porta del Cane nella parte occidentale, da cui partiva la via per Lione.

È una città di soglie e passaggi, dove l’antico accampamento militare ha lasciato il posto a una vivacità contemporanea, fatta di anglicismi nei caffè di piazza Chanoux e di un’eleganza montana con un tocco provenzale che non scade mai nel banale.

Il capoluogo della Valle d’Aosta non smette di stupire non appena si scosta il velo della romanità per scendere nelle profondità del tempo, dove l’urbanistica cede il passo al sacro e al monumentale. In questo contesto, il MegaMuseol’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans — si pone come un unicum nel panorama europeo: un’astronave di vetro e acciaio che protegge circa dodicimila metri quadrati di storia preistorica.

Non è un semplice spazio espositivo, ma un’esperienza immersiva che permette di camminare a fianco di arature rituali del V millennio a.C. e di una schiera di stele antropomorfe che emergono dall’oscurità con una forza ancestrale.

Come evidenziato dai curatori del sito, si tratta di un “viaggio alle origini” dove il dialogo tra le antiche sepolture megalitiche e l’architettura contemporanea del museo annulla le distanze temporali, trasformando un quartiere cittadino nella porta d’accesso a seimila anni di civiltà.

L’offerta culturale della città si ramifica poi in altri siti strategici che compongono un mosaico storico senza soluzione di continuità. Il MAR (Museo Archeologico Regionale) funge da centro principale, esponendo reperti che spaziano dall’epoca preistorica a quella medievale, mentre il Criptoportico Forense già menzionato offre un’immersione nell’architettura ipogea.

Per chi cerca una dimensione più spirituale e artistica, la Chiesa Paleocristiana di San Lorenzo rappresenta una tappa obbligata insieme alla Collegiata, tra affreschi e chiostri diffusi anche tra le mura e i vicoli cittadini.

Per concludere questa immersione nella Roma delle Alpi, non c’è luogo più adatto del ristorante Ianua.

Il nome stesso, che in latino significa “porta”, è un omaggio alla sua location esclusiva proprio all’interno della Porta Praetoria. Pranzare qui significa letteralmente sedersi nella storia, tra mura bimillenarie che trasudano narrazioni.

La cucina proposta è definita “sabauda” nel senso più ampio del termine: un incontro tra i prodotti del territorio valdostano, le influenze piemontesi e i sentori mediterranei che anticamente risalivano lungo la via del sale. Un’entrée con lardo e castagne, seguita magari da una zuppa Valpellinentse o da una polenta con il ragù, rappresenta la perfetta sintesi gastronomica di un viaggio che unisce la rigidità della pietra romana al calore dell’ospitalità alpina.

Aosta non è solo un luogo da vedere; è un racconto che merita di essere ascoltato, camminando lungo le sue mura ammantate di secoli.