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Arce, delitto Mollicone, Mottola si difende in aula: “Sono innocente, Serena non è mai entrata in caserma”
L’imputato parla davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma: respinte le accuse sull’ingresso in caserma e sulla porta danneggiata

Processo per l’omicidio di Serena Mollicone: l’imputato nega ogni coinvolgimento e attacca la ricostruzione accusatoria
“Sono innocente, non ho mai fatto del male a Serena e neanche i miei familiari. Non so chi le abbia fatto del male. Lei quel giorno non è mai venuta da me”.
Così Marco Mottola, imputato insieme al padre e alla madre nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone, ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, nel corso dell’udienza dedicata al delitto della giovane di Arce, uccisa il primo giugno del 2001.
“Sono innocente e siamo innocenti”, ha ribadito Mottola, aggiungendo: “Non ho mai fatto del male a Serena Mollicone, né io né i miei familiari. Non so, e non sappiamo, nulla su chi le abbia fatto del male e su chi l’abbia portata via la mattina del primo giugno”.
L’imputato ha escluso in modo netto che Serena Mollicone sia mai entrata nella caserma dei carabinieri di Arce o che si sia recata da lui: “Serena non è mai venuta da me, né in caserma né personalmente. Non vedo perché’ avrebbe dovuto farlo”. Ha anche negato qualsiasi relazione sentimentale con la vittima, ricordando che “era fidanzata da tempo con Michele Fioretti”.
Nel corso dell’intervento, Mottola ha contestato le dichiarazioni dell’appuntato Tuzi, sostenendo che “mentiva quando ha detto di aver sentito la mia voce per farla salire” e aggiungendo che non esisterebbero riscontri telefonici a sostegno di quella versione. “In ogni caso sarebbe bastato citofonare”, ha detto, ricordando che “Serena doveva andare a scuola a Sora dopo la visita dal dentista”.
Secondo l’imputato, l’ultima volta in cui avrebbe parlato con Serena risalirebbe “alla fine di maggio 2002, in paese, durante una festa”. “I ricordi li ho ricostruiti con calma – ha precisato – si tratta della mia vita e del mio destino”.
Mottola ha poi ricostruito la mattina del primo giugno, affermando di non essersi mosso: “Sono uscito tardi, mi sono sentito con Davide Bove. Nessuna persona è venuta a trovarmi. Non sono uscito con la mia macchina ne’ con quella di altri, altrimenti Tuzi mi avrebbe visto”. Ha inoltre negato di essersi recato al bar delle Chioppetelle o di aver acquistato sigarette Marlboro: “Non sono io il ragazzo visto da Belli”.
Nel corso delle dichiarazioni ha fatto riferimento anche a Laura Ricci, definendo “delicate e immotivate” alcune affermazioni sui loro rapporti, e ha escluso di aver mai spacciato droga.
Ampio spazio è stato dedicato alla questione della porta danneggiata all’interno della caserma. “Di quella porta rotta all'interno della caserma dei carabinieri ho saputo solo nel marzo del 2008”, ha detto, riferendo che il padre gli avrebbe raccontato di averla danneggiata nel corso di una lite con la moglie. “L'ipotesi che io abbia spinto Serena contro la porta è sbagliata sotto tutti gli aspetti”, ha concluso, definendola “una menzogna che ci sta rovinando la vita”.
