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Cronache
Baby squillo, non solo Floriani. Fao, Bankitalia... Tutti i 'clienti'


Trattate come macchine per aumentare i guadagni del loro protettore, Mirko Ieni. Timorose di incontrare uomini troppo giovani che potessero riconoscerle. Sono le rivelazioni delle due ragazzine di 14 e 15 anni coinvolte nello scandalo sul giro di prostituzione nel quartiere Parioli a Roma. Testimonianze raccolte davanti al gip di Roma il 5 febbraio scorso nell'ambito dell'incidente probatorio. Tra i loro clienti, secondo le indagini, c'è anche Mauro Floriani, marito della senatrice Alessandra Mussolini, a carico del quale sono emersi decine di contatti telefonici con i cellulari utilizzati dalle ragazzine e dai loro sfruttatori.
 
Tra i clienti c'è anche il figlio di un parlamentare del Centrodestra (che sarà interrogato nei prossimi giorni), il vicecapo del Dipartimento Informatica di Bankitalia Andrea Cividini, alcuni funzionari della Fao e un manager della società di revisione "Ernst & Young". Per arrivare a questi nomi i carabinieri hanno incrociato i tabulati telefonici delle due prostitute, intercettando le conversazioni ed effettuando pedinamenti.
 
Mauro Floriani, già ascoltato, avrebbe ammesso gli incontri con una delle ragazze specificando però di non sapere che si trattasse di minorenni. E potrebbe essere riascoltato anche Mirko Ieni, colpito da nuove accuse sullo sfruttamento di altre due ragazze 19enni. Le due minorenni, invece, nel corso dell'incidente probatorio hanno rivelato nuovi dettagli drammatici della loro vicenda davanti al gip. "Chiedevamo sempre di non avere ragazzi troppo giovani - hanno spiegato le ragazzine - per il fatto che magari li potevamo conoscere. Cioè, tipo di 18, 20 anni no, perché magari li potevamo conoscere. Questa era l'unica nostra preferenza".
 
Nel corso dell'interrogatorio una delle due ha detto che "qualche cliente si lamentava del fatto che fossimo arrivate in ritardo o non ci fossimo presentate. Perché comunque noi alla fine siamo due ragazzine - ha aggiunto - è normale non essere sempre puntuali. Magari a volte ci innervosivamo, non eravamo proprio cortesi. E poi eravamo in una situazione sotto pressione. Perché poi Ieni si lamentava del fatto che magari rispondevamo male, andavamo in ritardo quando lui ci chiamava ... Noi gli dicevamo di no. Ci pressava".
 
Sulla questione della loro età le ragazze, rispondendo ai pm, hanno spiegato che "ai clienti dicevamo di avere 18 anni. Non erano moltissimi, ma è capitato che qualche cliente dicesse 'Sei sicura di avere 18 anni? Sembri più grande'. E ancora: "noi più che altro ci mettevamo i tacchi e ci vestivamo più elegante possibile per sembrare più grandi. Quando poi abbiamo visto che ad alcuni clienti non gliene fregava niente, ci vestivamo normali. Ci truccavamo ma in modo normale. Ai clienti dicevamo di avere tra i 18 e i 19 anni". Una delle due ragazzine, la più giovane, si spinge a dire: "mi sentivo come se avessi proprio 18 anni, dentro di me non avevo più 15 anni, facevo come mi pareva". Chi, secondo le due ragazzine, non si faceva remore a sfruttarle era Mirko Ieni, figura chiave nell'inchiesta. "Lui ci ha pressato e condizionato: ci trattava un po' come delle macchine". Secondo le ragazzine "per lui dovevamo esserci sempre, tutti i giorni, non voleva perdere i soldi, ovviamente". Insomma, eravamo il suo stipendio.

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