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Btp, la svolta che tocca il tuo portafoglio: rendimenti come non si vedevano da anni

Il nuovo livello dei tassi rende più interessante il comparto corporate investment grade. L’analisi

Btp, la svolta che tocca il tuo portafoglio: rendimenti come non si vedevano da anni

Hai BTP in portafoglio? Ecco cosa cambia (davvero) dopo la mossa della BCE

La decisione della BCE di aumentare il tasso sui depositi dal 2,00% al 2,25% rappresenta una svolta significativa per il mercato obbligazionario europeo. Si tratta di un incremento di 25 punti base che arriva in una fase caratterizzata da nuove tensioni inflazionistiche e da un aumento dell’incertezza geopolitica internazionale.

I primi effetti si sono riflessi sui rendimenti dei titoli governativi dell’Eurozona. Il Bund tedesco decennale si muove in area 2,6%-2,7%, mentre il BTP decennale italiano oscilla intorno al 3,7%-3,8%. Lo spread BTP-Bund resta vicino a 110-120 punti base, un livello che evidenzia una situazione ancora sotto controllo nonostante la maggiore prudenza degli investitori.

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Sul tratto breve della curva i movimenti sono più evidenti. I titoli con scadenze comprese tra uno e tre anni tendono infatti ad adeguarsi rapidamente alle decisioni della banca centrale. Un BOT annuale che fino a pochi mesi fa offriva rendimenti inferiori al 2% oggi si colloca stabilmente oltre il 2,2%-2,4%, mentre i BTP a 2 anni si avvicinano al 2,7%-2,9%.

Per comprendere l’impatto sui prezzi basta ricordare che un aumento dei rendimenti provoca una diminuzione del valore delle obbligazioni già emesse. Un titolo con duration pari a 7 anni può subire una perdita teorica vicina al 7% per ogni aumento di un punto percentuale dei rendimenti. Nel caso di un rialzo di 25 punti base l’impatto teorico può aggirarsi intorno all’1,5%-2%, anche se le variazioni effettive dipendono dalle caratteristiche del singolo titolo.

L’Italia continua comunque a beneficiare di una forte domanda domestica. Le famiglie italiane detengono oltre 430 miliardi di euro di titoli di Stato, un dato che contribuisce a stabilizzare il mercato anche nei momenti di maggiore volatilità. Negli ultimi collocamenti retail, inoltre, la partecipazione dei piccoli risparmiatori ha confermato l’interesse verso strumenti obbligazionari capaci di offrire rendimenti superiori all’inflazione attesa.

Il nuovo livello dei tassi rende inoltre più interessante il comparto corporate investment grade. Le obbligazioni emesse dalle principali società europee offrono oggi rendimenti compresi mediamente tra il 3,5% e il 4,5%, contro valori inferiori al 2% osservati soltanto pochi anni fa. Anche il segmento high yield presenta cedole che in molti casi superano il 6%, pur con un livello di rischio decisamente più elevato.

Dal punto di vista dell’asset allocation, molti gestori stanno progressivamente aumentando la componente obbligazionaria. Dopo anni in cui i rendimenti reali erano negativi, oggi è possibile costruire portafogli diversificati con una duration media compresa tra 4 e 6 anni ottenendo rendimenti attesi nell’ordine del 3%-4% annuo senza assumere rischi eccessivi.

L’attenzione degli investitori si concentra ora sulle prossime mosse della BCE. Se il tasso sui depositi dovesse restare al 2,25% per il resto dell’anno, il mercato obbligazionario potrebbe beneficiare di una fase di maggiore stabilità. Se invece dovessero arrivare ulteriori rialzi fino al 2,50% o al 2,75%, i rendimenti potrebbero salire ancora, generando nuove pressioni sui prezzi delle obbligazioni a lunga scadenza.

Per il momento il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: il reddito fisso è tornato a offrire rendimenti interessanti. BTP al 3,7%-3,8%, Bund oltre il 2,6%, corporate investment grade tra il 3,5% e il 4,5% rappresentano livelli che non si vedevano da diversi anni e che stanno riportando l’obbligazionario al centro delle strategie di investimento di famiglie e investitori istituzionali.