Casa del Jazz, si cerca il corpo del magistrato Paolo Adinolfi. Ma nella villa del cassiere della banda della Magliana potrebbero esserci anche le risposte su Emanuela Orlandi: ecco perché
Occhi puntati sulla Casa del Jazz di Roma dove, ormai mesi fa, sono iniziati gli scavi sotterranei. Ostacoli, interrogativi e misteri che si infittiscono ruotano intorno all’ex villa appartenuta a Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana – e continuano a riportare alla luce elementi inattesi, alimentando ipotesi investigative che toccano alcuni dei più oscuri casi irrisolti della capitale. L’ultimo sviluppo riguarda il ritrovamento, diverse settimane fa, di un ulteriore muro nascosto sotto la volta di un tunnel. Una struttura più recente rispetto al resto della costruzione, individuata dai vigili del fuoco durante uno degli ultimi sopralluoghi. La parete, secondo le prime valutazioni, sarebbe stata realizzata per impedire l’accesso a un’area ancora più interna, probabilmente collegata a un bunker sotterraneo.
Le operazioni nell’area vanno avanti da mesi, avviate su impulso dell’Osservatorio sulla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma, con l’obiettivo di esplorare completamente i cunicoli sotto la villa. Tuttavia, il percorso si è rivelato più complesso del previsto: ogni tentativo di avanzamento sembra incontrare nuove barriere.
I tunnel e i tentativi di accesso
I lavori, iniziati lo scorso novembre, hanno portato all’individuazione di una cavità sotterranea e di una rete di gallerie. Dopo aver ottenuto il via libera dalle autorità competenti, tra cui la Sovrintendenza capitolina e quella speciale, i tecnici hanno tentato un approccio alternativo per accedere ai locali: praticare un foro nella volta della galleria che conduce alle catacombe. Una soluzione che era stata studiata per aggirare un massiccio blocco di cemento che sigilla l’ingresso principale del bunker, situato sotto l’attuale sala di registrazione della struttura. Ma anche questo tentativo si è rivelato vano. Proprio sotto la volta, infatti, è emersa una nuova parete, inattesa, che ha nuovamente bloccato il passaggio. Ai sopralluoghi partecipano carabinieri e Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Prefettura, a conferma della rilevanza investigativa dell’operazione.
A complicare ulteriormente le operazioni è stata anche una frana, che ha impedito l’accesso completo alla galleria e che ha costretto i vigili del fuoco, supportati da unità specializzate, a procedere con scavi manuali dal basso per rimuovere il materiale e raggiungere la parte più profonda del tunnel. L’ipotesi degli investigatori è che nessuno, prima d’ora, sia mai riuscito ad arrivare fino in fondo a quei cunicoli. E proprio lì potrebbe nascondersi qualcosa di rilevante: non solo oggetti o documenti, ma potenzialmente anche prove legate a vicende rimaste senza soluzione per decenni.
I legami con i grandi misteri di Roma
Le indagini sui sotterranei della villa si intrecciano infatti con alcune delle pagine più oscure della cronaca romana. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella che nei tunnel possano essere stati nascosti documenti riservati collegati alla scomparsa di Emanuela Orlandi, uno dei casi più discussi della storia italiana recente. Ma non solo. Tra i sospetti più inquietanti c’è anche quello che in quei locali possa essere stato occultato il corpo del magistrato Paolo Adinolfi, sparito nel nulla il 2 luglio 1994 e mai ritrovato. Nel tempo, l’attenzione si è allargata anche alla scomparsa di Mirella Gregori, altro caso irrisolto che, insieme a quello di Orlandi, continua a interrogare opinione pubblica e istituzioni.
Proprio in relazione a questi possibili collegamenti, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi Orlandi e Gregori, Andrea De Priamo, ha inviato una lettera al prefetto di Roma Lamberto Giannini. Nella comunicazione, approvata all’unanimità, la Commissione ha espresso interesse per gli sviluppi degli scavi e ha offerto piena disponibilità a collaborare con le autorità, chiedendo di essere informata in caso emergano elementi rilevanti per le indagini. Sul campo, intanto, le operazioni proseguono con prudenza. Il prefetto Giannini ha sottolineato l’importanza di procedere con verifiche accurate, anche attraverso il supporto di archeologi dell’Università La Sapienza, per distinguere le strutture più recenti da quelle storiche e intervenire in modo mirato.
Cosa si nasconde davvero oltre l’ultima parete? E soprattutto: quei sotterranei custodiscono solo tracce del passato criminale o anche risposte attese da decenni? Per ora, le certezze sono poche. Ma la direzione è chiara: andare fino in fondo, letteralmente, a uno dei misteri più intricati della città.

