L’udienza del 10 aprile 2026 ha portato alla luce testimonianze pesanti sulla condotta di Carmelo Cinturrino. Davanti al GIP, sei testimoni hanno ricostruito il clima di ostilità nel boschetto di Rogoredo. Uno di loro ha riferito una frase inequivocabile che l’agente avrebbe pronunciato prima del delitto: “Mi diceva che voleva ammazzare Zack” (soprannome della vittima Abderrahim Mansouri). Altri presenti hanno descritto l’indagato aggirarsi con un martello e hanno riferito di averlo visto ridere dopo lo sparo mortale.
Cinturrino: “Ho posizionato io la pistola finta per paura”
La posizione dell’ex assistente capo è precipitata dopo la sua stessa ammissione di aver inquinato le prove. In una lettera indirizzata agli inquirenti, Cinturrino ha confessato di aver piazzato un’arma giocattolo accanto al corpo per simulare una legittima difesa inesistente: “Ho posizionato io la pistola giocattolo accanto al ragazzo per far credere che mi avesse aggredito”. L’indagato ha poi aggiunto: “Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Pagherò per il mio errore, ho avuto paura delle conseguenze”.
Bruno Megale (questore) :“La polizia ha gli anticorpi contro chi sbaglia”
Il Questore di Milano è intervenuto duramente per tutelare l’immagine dell’istituzione. “Serve rigore e fermezza di fronte a ogni tipo di infedeltà”, ha dichiarato Bruno Megale, confermando l’avvio della procedura di destituzione per Cinturrino. Il pugno di ferro ha colpito anche quattro colleghi del Commissariato Mecenate, rimossi dagli incarichi operativi perché indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso: “La Polizia ha gli anticorpi per individuare chi non rispetta i doveri d’ufficio”.

