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Wired Italia, chiusura improvvisa dopo 17 anni. Il Ceo di Condé Nast: “La rivista non è redditizia”

Dietro a questa decisione c’è anche l’intelligenza artificiale, Roger Lynch non lo nasconde

Wired Italia, chiusura improvvisa dopo 17 anni. Il Ceo di Condé Nast: “La rivista non è redditizia”

Wired Italia, chiusura improvvisa dopo 17 anni

Proprio nel giorno dello sciopero dei giornalisti, arriva una doccia gelata per una redazione intera, Condé Nast ha deciso infatti, davvero all’improvviso, di chiudere Wired Italia, noto magazine di tecnologia e innovazione che era attivo dal 2009 nel nostro Paese. Il motivo lo ha spiegato Roger Lynch, Ceo di Condé Nast: “Non è redditizio per l’azienda”.

Nella stessa nota, Lynch spiega che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Lynch ha spiegato che “sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri” Paesi e, dunque, è il momento di affrancarsi dal mercato Italia.

Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1% del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà che “continuano a non essere redditizie e la loro gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura”, prosegue la nota. Ma ci sarebbe anche altro dietro a questa decisione. Il Ceo, nella nota diffusa ieri, evidenzia che la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del rapido progresso dell’Intelligenza artificiale e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente.