Cassazione: uccise figlio, ma era adottivo. No all'ergastolo - Affaritaliani.it

Cronache

Cassazione: uccise figlio, ma era adottivo. No all'ergastolo

Per il Codice penale esiste differenza tra il figlio adottivo e quello naturale: niente aggravante della discendenza

Uccise il figlio ma siccome era "solo" adottivo, non può essere condannato all'ergastolo: lo ha stabilito la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso della difesa di Andrei Talpis, 57 anni, originario della Moldova, che la notte del 26 novembre 2013, a Remanzacco (Udine), colpi' mortalmente con un coltello da cucina il figlio adottivo di 19 anni. Il ragazzo - si apprende dal difensore di Talpis, avv. Roberto Mete - era stato formalmente adottato dalla coppia in Moldavia.  

Talpis era stato condannato all’ergastolo a gennaio di due anni fa, accusato di omicidio volontario del figlio Ion, e del tentato uxoricidio della moglie Elisaveta. 49 anni: il giudice aveva riconosciuto anche un risarcimento di 400 mila euro alla moglie, che aveva subito maltrattamenti per anni. Le tensioni in casa erano degenerate nella notte del 26 novembre 2013 nell’appartamento in cui la famiglia abitava a Remanzacco.

Erano le 4.30 del mattino quando l’uomo era rientrato a casa ubriaco e aveva avuto un alterco con la moglie. Il figlio era intervenuto in difesa della madre e aveva cercato di disarmare il padre, che aveva in pugno un lungo coltello da cucina, ma era rimasto colpito a morte. La donna si era rivolta anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo, nel 2014, perché aveva ritenuto di non essere stata protetta a sufficienza dalle autorità italiane: aveva denunciato più volte il marito prima che uccidesse il figlio.

Dovrà ora svolgersi un nuovo processo. La vicenda è raccontata oggi dal Messaggero Veneto. Tra Talpis e la vittima, dunque, non esisteva un rapporto di consanguineità. Sul piano civilistico, vale la parificazione di status con i figli legittimi operata dalla legge.

Secondo il Codice Penale, invece, la distinzione permane e basta a escludere l'aggravante specifica che, proprio in virtu' dell'esistenza di una discendenza tra la vittima e il suo carnefice, in caso di omicidio prevede la pena del carcere a vita, cui era stato effettivamente condannato il moldavo.

La Corta di Cassazione ha disposto anche la trasmissione degli atti alla Corte d'assise d'appello di Venezia per la quantificazione della pena, prescrivendo che non scenda sotto i 16 anni di reclusione.