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Berlusconi-De Benedetti, la Corte europea dei diritti dell'uomo respinge il ricorso sul Lodo Mondadori. Le motivazioni
Cedu, Berlusconi e Fininvest perdono il ricorso su Lodo Mondadori: dà ragione al Biscione solo sulle motivazioni per le spese processuali

Cedu, Berlusconi e Fininvest perdono il ricorso su Lodo Mondadori
Silvio Berlusconi e la Fininvest hanno perso sui punti più importanti i ricorsi alla Corte europea dei diritti umani nel marzo del 2014 concernenti vari aspetti della vicenda giudiziaria sul Lodo Mondadori. La Cedu ha stabilito che la giustizia italiana non ha violato il diritto alla presunzione d'innocenza dell'ex premier e quello all'equo processo dell'azienda nel processo sul Lodo Mondadori, né il loro diritto alla proprietà privata per quanto riguarda le somme dovute alla Cir di De Benedetti. Si dà ragione a Fininvest solo sulla "mancata motivazione da parte della Corte di Cassazione della condanna alle spese processuali".
Nella sentenza, che diverrà definitiva solo tra 3 mesi se la famiglia Berlusconi o il governo italiano non chiederanno e otterranno un rinvio in Grande Camera, la Cedu affronta prima di tutto la questione se la procedura seguita dalla Cir per ottenere un risarcimento dalla Fininvest per la Mondadori, dopo la scoperta che un giudice era stato corrotto nel 1991, ha rispettato il diritto all'equo processo.
Secondo la Cedu la risposta è affermativa in quanto la Cir si è avvalsa di una possibilità contemplata nella legge italiana e applicata per la prima volta a una nuova situazione. La Cedu evidenzia che "la Corte di Cassazione ha spiegato chiaramente perché la Cir non era tenuta a ricorrere contro la decisione del 1991 a favore della Fininvest con la riapertura del processo" e Strasburgo è giunta alla conclusione che "l'interpretazione data dalla Corte di Cassazione non è né arbitraria né manifestamente errata". I giudici della Cedu indicano anche che la magistratura italiana ha "raggiunto un giusto equilibrio tra gli interessi della Fininvest, quelli del Cir e la necessità di garantire la corretta amministrazione della giustizia".
Per quanto riguarda l'entità del risarcimento alla Cir, la Cedu osserva che l'ammontare è stato basato "tra l'altro su una perizia" e "debitamente motivato" dai tribunali nazionali e quindi "non affatto arbitrario". L'unico punto su cui la Cedu ha dato ragione alla Fininvest concerne le spese processuali. I giudici di Strasburgo ritengono che "la sentenza della Corte di cassazione non sia sufficientemente motivata su tale punto", ma evidenziano anche che questa sola violazione "non riguardava il merito della causa" e "non è sufficiente per concludere che l'esito della causa sia stato arbitrario".
L'ultimo punto della sentenza riguarda direttamente Silvio Berlusconi, il cui ricorso è stato portato avanti dagli eredi dopo la sua morte. L'ex Premier ha sostenuto che nella vicenda sul Lodo Mondadori i giudici non hanno rispettato la sua presunzione d'innocenza, nel momento in cui i tribunali civili gli hanno attribuito la responsabilità per corruzione, anche se le accuse penali contro di lui erano state archiviate. Ma la Cedu indica che "pur esaminando gli stessi fatti oggetto del procedimento penale che aveva portato alla decisione di archiviare le accuse per prescrizione, i tribunali civili avevano avuto cura di sottolineare in diverse occasioni che la loro analisi era volta esclusivamente a stabilire la responsabilità civile", e che pertanto non avevano "attribuito una responsabilità penale a Silvio Berlusconi".
Legale Fininvest, dalla Cedu una deludente decisione
"Prendiamo atto della deludente decisione della Cedu, che non ha minimamente colto la forza e la fondatezza dei punti fondamentali dei nostri ricorsi". Così il legale di Fininvest, Andrea Saccucci, circa la decisione della Corte europea dei diritti umani sulla vicenda giudiziaria Lodo Mondadori. "Restiamo profondamente convinti - aggiunge - di tutte le nostre valutazioni, a partire dal fatto che Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d'innocenza".
