Rapì una neonata fingendosi puericultrice: Rosa Vespa condannata a 5 anni e 4 mesi
È stata condannata a cinque anni e quattro mesi per sequestro di persona Rosa Vespa, la donna che il 21 gennaio 2025 rapì una neonata dalla clinica del ‘Sacro Cuore’ di Cosenza. A stabilirlo, il gip del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno, all’esito del processo in abbreviato, ritenendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate. Per l’imputata, il pubblico ministero della Procura di Cosenza, Antonio Bruno Tridico, aveva sollecitato una pena più alta, a otto anni.
Vespa prelevò la piccola Sofia dalla struttura fingendosi una puericultrice, dopo aver simulato per nove mesi una gravidanza e fatto credere ai familiari di essere in attesa di un maschietto che si sarebbe chiamato Ansel. Anche il marito, Omogo Moses Chidiebere, con lei al momento del rapimento e anch’egli finito sotto indagine, secondo gli inquirenti sarebbe stato all’oscuro di tutto e la sua posizione, da quanto si apprende, sarà archiviata.
La piccola fu riconsegnata nelle braccia dei genitori nel giro di poche ore, dopo un blitz della Polizia nell’abitazione dei due, a Castrolibero, dove era in corso una festa per la nascita del nuovo arrivato. Lì, gli agenti trovarono la piccola Sofia, vestita da maschietto, e la casa addobbata con fiocchi e palloncini azzurri. Nel corso del processo, il gip aveva disposto unaperizia psichiatrica che aveva escluso che Rosa Vespa fosse incapace di intendere e volere al momento del rapimento. La donna si trova ai domiciliari ed è difesa dagli avvocati Teresa Gallucci e Gianluca Garritano.
Il giudice ha, inoltre, riconosciuto una provvisionale di 15 mila euro per i genitori della piccola, i coniugi Federico Cavoto e Valeria Chiappetta, di 4 mila euro ciascuno per i nonni materni e paterni, costituiti parti civili e rappresentati dagli avvocati Chiara Penna, Paolo Pisani e Giorgio Raffaele Loccisano.

