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Crozza sull’energia: “Più gli italiani diventano poveri, più le società energetiche volano in Borsa”

Maurizio Crozza dedica uno dei passaggi più duri della nuova puntata di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì sera in prima serata sul Nove e disponibile in streaming su Discovery+, al tema dell’energia e al peso crescente dei rincari su famiglie e imprese. Il monologo parte dal caro carburante, dalle cancellazioni dei voli e dai mancati rimborsi extra, per poi allargarsi al quadro internazionale segnato dalle guerre, dalle tensioni sul petrolio e dal costo sempre più alto della vita quotidiana.

Il cuore del ragionamento è il paradosso delle società energetiche italiane: più aumentano le crisi di gas e petrolio, più salgono i prezzi per i cittadini, ma allo stesso tempo le aziende del settore crescono in Borsa. Crozza sottolinea la contraddizione di un sistema in cui società controllate dallo Stato, nate per garantire servizi strategici, si comportano come aziende orientate soprattutto ai profitti e ai dividendi.

Nel mirino finiscono anche le buonuscite milionarie e la gestione delle grandi aziende pubbliche quotate. Il caso della maxi buonuscita da Terna diventa lo spunto per una battuta amara: più che “Affari tuoi”, dice Crozza, qui si tratta di “cazzi nostri”, perché in gioco ci sono società strategiche e soldi pubblici. La satira colpisce la distanza tra i risultati finanziari dei manager e le difficoltà concrete di chi deve pagare luce e gas.

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Il monologo si sposta poi sul tema delle privatizzazioni, individuando negli anni Novanta il momento in cui una parte importante del patrimonio pubblico italiano è stata trasformata, ceduta o quotata. Da Autostrade a Telecom, da Enel a Eni, Crozza racconta la stagione della “svendita” come una svolta che avrebbe trasformato l’Italia in una sorta di società per azioni, dove lo Stato resta presente ma spesso con logiche da mercato.

La parte finale guarda al presente e al futuro energetico del Paese. Tra lo stop al gas russo, le tensioni sul petrolio, la soglia per riattivare il carbone e il confronto con altri Paesi europei che ancora acquistano gas dalla Russia o dispongono di nucleare e fotovoltaico, Crozza mette in scena un’Italia che rischia di trovarsi senza una vera strategia. La battuta sulle miniere del Sulcis trasformate in musei diventa il simbolo di un Paese che, per non dipendere da nessuno, sembra pronto a tornare indietro di un secolo.

E mentre famiglie e imprese attendono risposte concrete sul costo dell’energia, Crozza chiude ironizzando sulle priorità della politica, con il ministro Urso impegnato a parlare della presenza italiana sulla Luna. Una chiusura che riassume il senso del monologo: quando il problema è la bolletta che arriva a casa, la politica sembra guardare altrove, molto più in alto, ma sempre più lontano dai cittadini.