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Crozza-Tajani sul caso Solovyev: “Gli leviamo l’amicizia su Facebook”

Maurizio Crozza torna nei panni di Antonio Tajani nella nuova puntata di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì sera in prima serata sul Nove e disponibile in streaming su Discovery+. Al centro della parodia ci sono le crisi internazionali e la linea diplomatica del governo, raccontata attraverso una comicità fatta di mezze misure, richiami formali e sanzioni dall’effetto volutamente ridicolo.

Il finto Tajani spiega di non voler bloccare l’accordo tra Unione europea e Israele perché, dice, “non si può essere contro tutta Israele”. Da qui nasce il paradosso delle sanzioni individuali contro i “coloni cattivi”: un’idea che Crozza porta all’assurdo immaginando provvedimenti personalizzati, come togliere l’amicizia su Facebook o imporre il rientro a casa entro le 22. La satira colpisce proprio la sproporzione tra la gravità degli scenari internazionali e la leggerezza delle risposte evocate.

Il monologo gioca poi sul confronto con la Russia, evidenziando il diverso metro di giudizio applicato alle sanzioni. Crozza-Tajani scivola in generalizzazioni grottesche, passando dai film di James Bond a Ivan Drago, per trasformare la politica estera in una caricatura basata su stereotipi e battute volutamente infantili.

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La parte più efficace arriva quando il ministro rivendica la fermezza del governo davanti agli attacchi contro Giorgia Meloni: convocare l’ambasciatore e dire “che non succeda mai più”. Ma se il giorno dopo gli attacchi si ripetono, la risposta diventa appena più dura: richiamare l’ambasciatore aggiungendo una vocale, una “o”, poi forse una “e”. Una diplomazia ridotta a sfumature sonore, più che a veri atti politici.

Crozza ironizza anche sui tweet istituzionali, trasformando l’“auspichiamo che non accada mai più” in un gesto presentato come durissimo solo perché scritto premendo con forza il tasto “pubblica”. E quando si parla di Trump, la parodia si chiude sul tono più surreale: eventuali dissensi verrebbero espressi nello “stanzino delle scope”, sottovoce, con domande e risposte a mezza voce. Una satira pungente sulla prudenza diplomatica, sulle ambiguità del governo e su una politica estera che, nella caricatura di Crozza, sembra sempre fermarsi un passo prima dello scontro vero.