Nuovi elementi nelle indagini sull’omicidio di Roberto Pietro Guerrino, l’interprete sessantenne trovato morto nel suo appartamento di via Oxilia 11, a Milano. I carabinieri stanno analizzando alcune statuette di Buddha sporche di sangue, che potrebbero essere state usate come arma del delitto. Dalla casa sono spariti cellulare, computer e portafogli. Al centro dell’inchiesta anche l’ipotesi di un incontro organizzato tramite app e degenerato in violenza.
Delitto Guerrino, le statuette di Buddha al centro degli accertamenti
La scena del delitto, ora, racconta anche un dettaglio nuovo. Non solo il sangue, il corpo trovato in salotto, le ferite alla testa e al volto. Nel bilocale al quarto piano di via Oxilia 11, in zona NoLo, gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su alcuni soprammobili: statuette raffiguranti Siddharta, che Roberto Pietro Guerrino aveva sistemato sulle mensole dopo essersi avvicinato, negli anni scorsi, alla fede buddista.
L’ipotesi investigativa, riferisce oggi il quotidiano Il Giorno, è che l’assassino possa aver afferrato proprio uno di quegli oggetti per colpire più volte il sessantenne, uccidendolo nell’appartamento in cui è stato trovato sabato pomeriggio. Le statuette sporche di sangue saranno analizzate con particolare attenzione per verificare se forma, peso e superficie siano compatibili con le numerose lesioni riscontrate sul corpo della vittima. Un lavoro tecnico decisivo, che dovrà chiarire se uno di quei soprammobili sia stato effettivamente l’arma del delitto. Gli specialisti cercheranno anche eventuali impronte digitali o tracce utili da confrontare con quelle già presenti nelle banche dati. A procedere sono i carabinieri della Compagnia Duomo e della Omicidi del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Carlo Scalas e guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino.
Cellulare, computer e portafogli spariti dalla casa
Un altro elemento rafforza il quadro di un omicidio maturato in un contesto ancora da definire, ma non casuale. Dall’appartamento di Guerrino sarebbero spariti il cellulare, il computer e il portafogli. Non è escluso che manchino anche altri oggetti, ma al momento gli investigatori possono partire solo da ciò di cui è certa la presenza nell’abitazione. La sottrazione di telefono e computer apre una doppia pista. Da un lato, quei dispositivi potrebbero contenere elementi fondamentali per ricostruire gli ultimi contatti della vittima, in particolare eventuali conversazioni su app di incontri. Dall’altro, il killer potrebbe averli portati via proprio per cancellare tracce, rallentare l’identificazione o costruire una falsa pista legata alla rapina. L’ipotesi della rapina finita male resta sul tavolo, ma non viene letta in modo automatico. La dinamica potrebbe essere più complessa: un incontro, una richiesta di denaro, un rifiuto, una lite improvvisa e poi l’aggressione brutale.
L’appuntamento online e il corpo trovato seminudo
Il contesto in cui è stato trovato il corpo di Guerrino indirizza gli accertamenti verso un incontro privato. Il sessantenne era seminudo, con addosso soltanto una guêpière, calze a rete e scarpe con il tacco. Un dettaglio che aveva subito portato gli investigatori a ipotizzare un appuntamento concordato online per un rapporto intimo. Secondo quanto ricostruito finora, Guerrino utilizzava applicazioni di incontri, tra cui Romeo. È possibile che venerdì sera abbia ricevuto in casa un uomo conosciuto tramite app. Resta da capire che cosa sia accaduto dopo l’ingresso dell’ospite nell’appartamento.
Uno degli scenari al vaglio porta a una lite nata da una richiesta di pagamento respinta dal padrone di casa. Un copione che, se confermato, collocherebbe l’omicidio in un contesto già conosciuto dalla vittima. Non una certezza, al momento, ma una traccia investigativa resa più concreta da un precedente inquietante.
Il precedente del 2023: la rapina dopo l’incontro su Grindr
Nel passato recente di Roberto Pietro Guerrino c’è infatti una vicenda che oggi torna inevitabilmente sotto la lente degli investigatori. A fine febbraio 2023, nello stesso appartamento di via Oxilia 11, il traduttore aveva ricevuto un uomo conosciuto tramite Grindr. L’incontro, organizzato per motivi sessuali, era degenerato subito dopo l’arrivo dell’ospite. Secondo quanto denunciato allora da Guerrino, il giovane gli avrebbe chiesto denaro per la prestazione. Di fronte al rifiuto, avrebbe minacciato di picchiarlo e si sarebbe fatto consegnare 25 euro. Poi avrebbe rovistato nell’abitazione fino a trovare altri 250 euro nel portafogli.
Pochi giorni dopo, la stessa persona si sarebbe ripresentata alla porta. Guerrino, convinto di aver preso appuntamento con un altro uomo via chat, lo avrebbe riconosciuto e non lo avrebbe fatto entrare, chiamando le forze dell’ordine. Il 12 marzo, però, l’aggressore sarebbe riuscito a tornare nello stesso appartamento grazie alla complicità di un giovane sudamericano contattato dalla vittima tramite app.
In quell’occasione, l’interprete sarebbe stato malmenato e costretto a scendere in strada per prelevare contanti al bancomat. Riuscì però ad attirare l’attenzione di alcuni passanti, mettendo in fuga gli aggressori. Dopo quell’episodio, venne accompagnato al centro antiviolenza della clinica Mangiagalli e poi dimesso dal Policlinico con una prognosi di sette giorni.
La foto dell’aggressore e l’informativa in Procura
A rendere quel precedente ancora più rilevante, anche se al momento non risultano collegamenti diretti con il delitto, era stata una foto scattata dallo stesso Guerrino durante il parapiglia. L’immagine aveva consentito ai carabinieri di arrivare all’identificazione del presunto aggressore, un venticinquenne egiziano. Il sistema di riconoscimento facciale C-Robot aveva indicato una compatibilità del 66,6%, poi rafforzata dal riconoscimento della vittima, che aveva indicato una somiglianza molto più alta dopo la visione dell’immagine. Lo stesso giovane risultava già coinvolto in episodi simili: un diverbio in via Messina con un uomo conosciuto tramite app e una precedente denuncia del 2020 per il furto di un portafogli durante un incontro organizzato in un palazzo di via Padova.
Il nome finì in un’informativa inviata in Procura con le accuse di rapina e lesioni. Oggi quel fascicolo viene riletto non tanto per cercare automaticamente lo stesso autore, quanto per comprendere se l’omicidio di Guerrino possa essersi sviluppato in un contesto analogo: appuntamenti online, richieste di denaro, violenza e sottrazione di oggetti.
Le ultime ore di Guerrino e la ricerca del killer
Il delitto sarebbe avvenuto tra la tarda serata di venerdì e la notte di sabato. Guerrino era ancora vivo attorno alle 21.30, quando era stato visto davanti alla vetrina di un negozio di fiori in piazza Morbegno. In quelle stesse ore avrebbe risposto anche ad alcuni messaggi dell’ex compagno, residente a Genova, con cui era rimasto in rapporti stretti nonostante la fine della relazione molti anni prima.
Proprio l’ex compagno, non ricevendo più risposte, si è insospettito e ha chiesto a una nipote che vive a Milano di andare a controllare. Nessuno ha risposto al citofono. Poco dopo le 15 è partita la chiamata al 112. I vigili del fuoco sono entrati usando le chiavi lasciate abitualmente da Guerrino a una vicina di casa. In salotto hanno trovato il corpo.
Le telecamere della zona restano uno snodo fondamentale dell’indagine. Gli investigatori stanno passando al setaccio le immagini registrate in via Oxilia e nelle strade vicine per individuare chi sia entrato o uscito dal palazzo nelle ore compatibili con l’omicidio. Le possibili vie di fuga portano da un lato verso piazza Morbegno, dall’altro verso via Soperga e l’area dello scalo ferroviario. In casa, intanto, gli accertamenti scientifici proseguono sui soprammobili, sulle tracce di sangue e sugli eventuali segni lasciati dall’assassino. Perché in un appartamento pieno di oggetti, quello che manca potrebbe essere importante quanto ciò che è rimasto.

