Gli elefanti sono estremamente sensibili ai comandi vocali. La scoperta era già stata oggetto di un studio condotto da Josh Plotnik della University of Cambridge, fondatore del Think Elephants International, organizzazione non profit che si sforza di promuovere la conservazione degli elefanti attraverso la ricerca scientifica. “Gli elefanti, invece, puntano sull’olfatto, forse il senso che preferiscono utilizzare per orientarsi nel mondo fisico, e sugli stimoli uditivi. La nostra ricerca ha scoperto, infatti, che sono molto sensibili e reattivi ai comandi vocali dell’uomo”.
Ora una nuova ricerca fa un passo avanti nello studio su questi animali e sottolinea come gli elefanti selvatici africani siano in grado di capire dalla voce se un essere umano appartiene a un gruppo di cui diffidare, come i pastori masai che da sempre li cacciano, o se non occorre allarmarsi perché si tratta di una donna o di una persona di un’altra etnia. E’ la conclusione alla quale è giunto uno studio condotto da esperti britannici guidati da Karen McComb, dell’università del Sussex. Sono state registrate le voci di dieci uomini, dieci donne e cinque bambini appartenenti alla tribù africana Masai, e quelle di persone dell’etnia dei Kambas.
Del resto era già stato evidenziato che gli animali potevano capire di trovarsi di fronte ai Masai grazie al colore dei vestiti e all’odore. Questa tribù, del resto, rappresenta una minaccia per gli elefanti perché i pastori vestiti di rosso lottano in continuazione per conquistare l’accesso all’acqua e ai pascoli, finendo a volte per uccidere proprio i pachidermi.
Al contrario i vicini Kambas, popolo di agricoltori, sono pacifici. La novità, quindi, sta nel fatto che stavolta gli animali riescono a distinguere voci differenti in funzione della pericolosità degli individui. Ascoltando le voci dei Masai, gli elefanti si mostravano molto più diffidenti e si raggruppavano subito per difendersi meglio. Si tratta di risultati fondamentali anche per capire ocme preservare al meglio questi enormi pachidermi sempre di più minacciati dallo sviluppo turistico e dal bracconaggio.










