Energia, la Ue corre ai ripari: tutte le mosse in un documento
A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea si trova nuovamente a fare i conti con una crisi energetica alimentata dalle tensioni geopolitiche. Il nuovo shock, legato al conflitto in Medio Oriente e alle difficoltà nelle forniture di petrolio e gas, riporta al centro del dibattito la vulnerabilità strutturale dell’Europa rispetto alle importazioni energetiche.
In una nota indirizzata all’Eurogruppo che Affaritaliani può mostrarvi in anteprima, la Commissione Europea analizza l’impatto dell’attuale aumento dei prezzi dell’energia e propone una serie di misure per proteggere famiglie e imprese, senza compromettere gli obiettivi di sostenibilità e stabilità fiscale.
Il documento evidenzia come la transizione verso un sistema energetico elettrificato e a basse emissioni rappresenti l’unica soluzione strutturale per garantire sicurezza e resilienza nel lungo periodo.
Nel dettaglio, nei primi 17 giorni della crisi iraniana, l’UE ha speso circa 6 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Dal 2022, l’UE ha compiuto progressi significativi nella diversificazione delle fonti energetiche e negli investimenti nelle rinnovabili. Entro il 2025, queste rappresentano circa il 48% del consumo elettrico europeo. Tuttavia, settori come i trasporti restano fortemente dipendenti dal petrolio.
La situazione attuale evidenzia l’urgenza di accelerare la transizione verso un’economia elettrificata. Questa richiederà grandi investimenti e i benefici sui prezzi saranno graduali, ma resta l’unica soluzione strutturale per garantire sicurezza energetica e ridurre la vulnerabilità agli shock esterni.
Nel breve periodo, possono essere adottate misure di sostegno per famiglie e imprese, ma devono rispettare quattro principi:
- essere coerenti con la decarbonizzazione;
- non aumentare la domanda di petrolio e gas;
- essere temporanee e contenere i costi fiscali;
- essere mirate ai soggetti più vulnerabili.
È inoltre fondamentale una risposta coordinata a livello europeo per evitare frammentazioni del mercato e contenere i costi.
Contesto
Dal 2021, l’UE affronta una crisi energetica persistente. I prezzi restano più alti rispetto ai livelli pre-crisi: nel 2025, l’elettricità all’ingrosso è circa il 40% più cara rispetto al 2021, il gas circa il 50%.
Il conflitto in Medio Oriente ha aumentato l’incertezza e la volatilità dei prezzi. Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile, livelli simili a quelli del 2022. Rispetto alla crisi legata alla guerra in Ucraina, quella attuale è caratterizzata soprattutto dall’incertezza sulla durata delle interruzioni e sui danni alle infrastrutture.
Nel frattempo, l’UE ha ridotto la dipendenza dal gas russo (dal 45% nel 2021 al 12% nel 2025) e aumentato le rinnovabili (dal 36% al 48%). Tuttavia, la transizione non è completa e i trasporti restano fortemente dipendenti dal petrolio. Anche il contesto delle finanze pubbliche è fragile, con debito e deficit elevati e pressione sui costi di finanziamento.
Lezioni dalla crisi 2022-2023
Le misure adottate durante la precedente crisi energetica hanno avuto un costo significativo: circa il 2,2% del PIL tra il 2022 e il 2024.
- Il 60% della spesa è stato destinato a misure sui prezzi
- Il 40% a sostegni al reddito
- Solo il 25% era realmente mirato ai più vulnerabili
Questo ha ridotto l’efficacia degli interventi e aumentato i costi. Le istituzioni europee avevano raccomandato:
- sostegni mirati al reddito
- sistemi a doppio prezzo
Queste soluzioni avrebbero ridotto i costi fino allo 0,3% del PIL, molto meno rispetto a quanto effettivamente speso. Inoltre, alcune misure (come il tetto ai prezzi in Spagna e Portogallo) hanno avuto effetti collaterali:
- aumento del consumo di gas
- distorsioni nei mercati
- impatti sui flussi commerciali
Misure possibili oggi
La priorità resta la transizione verso un’economia elettrificata, considerata essenziale per:
- sicurezza energetica
- indipendenza strategica
Tuttavia, nel breve periodo possono essere adottate misure temporanee e mirate.
Principi guida:
- coerenza con la decarbonizzazione
- evitare aumento della domanda di combustibili fossili
- sostenibilità fiscale
- interventi mirati
Misure proposte:
- Efficienza energetica e risparmio
- campagne informative
- incentivi mirati
- promozione del trasporto pubblico
- Sostegni al reddito
- considerati la soluzione più efficace
- proteggono i vulnerabili senza distorcere i prezzi
- Riduzione di tasse e oneri sull’elettricità
- favorisce l’elettrificazione
- ma riduce le entrate fiscali
- Interventi mirati sui prezzi
- sistemi a doppio livello
- utili ma distorsivi
Tutte le misure dovrebbero essere temporanee e ben progettate. Per finanziarle, si suggerisce l’uso:
- dei ricavi ETS
- di eventuali tasse sugli extra-profitti
Nel lungo periodo, è necessario intervenire sui fattori strutturali del prezzo dell’energia:
- costo dell’elettricità
- costi di rete
- tasse
- costo delle emissioni
Implicazioni fiscali
Le misure devono rispettare le regole fiscali europee e i limiti di spesa. Non è ritenuto opportuno attivare:
- la clausola generale di salvaguardia
- le clausole nazionali di emergenza
Inoltre, le misure energetiche:
- non sono considerate temporanee “una tantum”
- rischiano di diventare permanenti
- possono compromettere la sostenibilità dei conti pubblici

