L’Europa minacciata da Est e da Ovest decide di costruire una nuova architettura di difesa, sicurezza e indipendenza strategica
I dati OSINT raccolti per questa analisi indicano che, sebbene la dottrina “Pace attraverso la Forza” abbia raggiunto importanti traguardi militari contro il regime iraniano, il costo è stato la frammentazione delle alleanze, delle organizzazioni internazionali, del sistema socioeconomico e finanziario globale, la compromissione della credibilità politica degli Stati Uniti.
Il divario ideologico tra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei, radicato in visioni diverse di governance, sicurezza e priorità economiche, precipitato dall’integrismo, dall’orientamento ideologico e politico della seconda Amministrazione Trump, si sta manifestando in una profonda ridefinizione delle priorità transatlantiche, che produce significative ripercussioni sulle architetture di sicurezza globale e contrasti che minacciano di disintegrare 80 anni di allineamento strategico con i propri alleati NATO.
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La politica estera americana sta entrando in una fase di profonda trasformazione: la dottrina DoNRO rappresenta un rifiuto del modello di “egemonia liberale” e una transizione verso un approccio pragmatico di riduzione della presenza diretta permanente, pur partecipando e intervenendo selettivamente nei processi chiave. Non si tratta di isolazionismo, bensì di un tentativo di ridurre i costi e rivedere gli assetti di potenza globali, mantenendo il ruolo di dominio nell’emisfero occidentale (potenza militare e tecnologica globale) e delegando agli alleati le funzioni della propria difesa, addossando loro i costi finanziari e imponendo allineamento ideologico per poter acquistare tecnologie, energia e sistemi d’arma statunitensi.
Il meccanismo centrale del processo diventa la deterrenza a distanza, basata sul potere finanziario, sulla pressione delle sanzioni e sulla superiorità tecnologica nel cyberspazio e nello Spazio extra-atmosferico. Tuttavia, ciò crea una contraddizione: trasferendo la responsabilità della difesa tradizionale ai partner, Washington stimola la loro autonomia strategica, che indebolisce gradualmente la leadership incondizionata e soprattutto la credibilità politica degli Stati Uniti all’interno delle alleanze e solleva dubbi sulla loro stessa sostenibilità.
Lo stretto legame tra economia e sicurezza con la politica di creazione di catene di approvvigionamento protette nei Paesi alleati, rafforzano la posizione degli Stati Uniti in ambiti critici, ma creano un effetto boomerang. L’utilizzo del sistema finanziario come strumento di coercizione non isola gli avversari, bensì accelera la frammentazione del mercato globale unificato. I Paesi del Sud del mondo, temendo la propria vulnerabilità, iniziano a integrarsi in sistemi istituzionali e di regolamentazione alternativi, creati da potenze rivali degli Stati Uniti. Di conseguenza, la strategia di “riduzione del rischio” accelera paradossalmente la formazione di un mondo multipolare e mina i meccanismi di globalizzazione che storicamente hanno garantito il potere americano.
Questa dottrina di politica estera non è leadership. È coercizione transazionale. Per 80 anni, l’Alleanza Atlantica ha garantito sicurezza e sviluppo. Quando la sicurezza diventa condizionata all’obbedienza politica, smette di essere un’alleanza e si trasforma in dipendenza.
Nasce la Forza Multinazionale Ucraina (MNF-U): la dichiarazione di Parigi e l’ascesa dell’autonomia strategica europea.
Mentre gli Stati Uniti si concentrano sui propri obiettivi in Medio Oriente e ritirano truppe dalla Germania, in Europa sta emergendo un’architettura di sicurezza secondaria. Il 6 gennaio 2026, il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno firmato la Dichiarazione di Parigi, uno “storico accordo” che formalizza l’impegno di una “Coalizione dei Volenterosi” a guida europea per fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina. Questa iniziativa, che inizialmente comprendeva 34 Paesi, ora diventati 40 più l’Ucraina, mira a facilitare un accordo di pace duraturo con la Russia fornendo le “solide garanzie di sicurezza” che Kiev ha a lungo cercato.
La Dichiarazione di Parigi è strutturata attorno a cinque pilastri fondamentali:
- Monitoraggio e verifica del cessate il fuoco: un meccanismo guidato dagli Stati Uniti con contributi significativi dalla Coalizione dei Volenterosi (CoW) per garantire il rispetto di qualsiasi futuro accordo di pace.
- Fornitura di armamenti a lungo termine: supporto continuo alle Forze Armate dell’Ucraina (AFU) per mantenere il loro ruolo di “prima linea di difesa e deterrenza”.
- Forza multinazionale in Ucraina (MNF-U): un contingente a guida europea che verrà schierato dopo un cessate il fuoco per supportare la rigenerazione delle Forze Armate ucraine e svolgere operazioni di deterrenza.
- Impegni di sostegno vincolanti: promesse di sostegno all’Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia, incluso il potenziale utilizzo di capacità militari.
- Ricostruzione e cooperazione rafforzata: sostegno finanziario e logistico per la ricostruzione del Paese e della sua base industriale della difesa.
Struttura Operativa della Forza Multinazionale in Ucraina
La MNF-U rappresenta un cambio di paradigma nella difesa europea. Nel settembre 2025, la coalizione ha istituito un quartier generale di comando strategico congiunto presso il Forte Mont Valerien a Parigi, con la guida congiunta di Francia e Regno Unito. La forza include 26 nazioni che si impegnano formalmente a schierare truppe, a condizione di una cessazione credibile delle ostilità. A differenza delle tradizionali missioni di pace delle Nazioni Unite, la MNF-U è esplicitamente concepita per la “rassicurazione” e la “deterrenza”, con unità dislocate presso “centri militari” in tutta l’Ucraina per proteggere civili e infrastrutture.
Il primo ministro britannico Starmer ha definito questo evento un “momento irripetibile” per la sicurezza europea, sottolineando che il tempo delle discussioni è ormai finito. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno politico dell’Amministrazione Trump, con Jared Kushner e Steve Witkoff presenti al vertice di Parigi per segnalare il sostegno americano all’idea che l’Europa si assuma “maggiori responsabilità per la propria difesa”.
Sostegno USA, tuttavia, subordinato al fatto che la MNF-U funga da indicatore di un “mondo NATO senza gli Stati Uniti”, sulla carta per consentire a Washington di reindirizzare le sue forze pronte al combattimento verso il teatro iraniano, in pratica per giustificare un progressivo disimpegno dall’Alleanza Atlantica.
Ostacoli diplomatici e legittimazione parlamentare
Nonostante la formalizzazione della Dichiarazione di Parigi, permangono ostacoli significativi all’interno della coalizione, in quanto non tutti i membri sono favorevoli all’immediato dispiegamento di forze militari. Paesi come Canada, Spagna e Turchia hanno espresso la disponibilità a contribuire alle garanzie di sicurezza, ma si sono mostrati riluttanti a dispiegare truppe in suolo ucraino. Ovviamente, qualsiasi dispiegamento richiederà l’approvazione dei parlamenti nazionali, un processo che Starmer ha riconosciuto essere “vitale” per la legittimità democratica nel Regno Unito.
La risposta russa alla Dichiarazione di Parigi è stata di totale rifiuto. L’ambasciatore plenipotenziario Andrey Belousov ha dichiarato alla Conferenza di revisione del TNP che una soluzione al conflitto ucraino è possibile solo se la NATO abbandona il suo obiettivo di “sconfiggere strategicamente la Russia“. Mosca considera la “rimilitarizzazione intensiva” dell’Europa e il proposto dispiegamento del MNF-U, una violazione dei suoi interessi fondamentali.
L’ambasciatore Belousov ha nuovamente giocato la carta della guerra psicologica, avvertendo che le politiche occidentali stanno “giocando un gioco molto pericoloso e rischiano di portare a un conflitto armato diretto tra le principali potenze nucleari”. Questo sentimento trova eco nell’opinione pubblica degli Stati Uniti, dove la maggioranza degli americani sostiene il proseguimento degli aiuti militari a Kyiv, ma è divisa perché gli elettori di estrema destra e i seguaci del movimento MAGA sono contrari alla partecipazione delle forze statunitensi alla “Coalizione dei Volenterosi” europea.

