L’Europa di fronte alla solitudine strategica globale nell’Era Trump47
Il mondo rimane in uno stato di elevata incertezza, con il potenziale di un’ulteriore escalation sia in Medio Oriente che nell’Europa orientale. La decisione di Washington di ritirare le truppe dalla Germania e l’ascesa della “Coalizione dei Volenterosi” europea non sono eventi isolati, ma fanno parte di una fondamentale ristrutturazione dell’architettura di sicurezza internazionale che definirà il XXI secolo.
Il percorso verso una soluzione affidabile in Ucraina rimane lontana, dipendente da un livello di cooperazione diplomatica che attualmente non esiste. La postura strategica e la politica estera del presidente Trump, fin dalle fasi iniziali del suo secondo insediamento, sono caratterizzate da una miscela distintiva di unilateralismo assertivo, rifiuto della diplomazia, accordi transazionali, ambiguità e opportunismo strategico – caratteristiche che collettivamente esercitano enormi pressioni su tutti i propri alleati e partner commerciali, in particolare Canada e Unione Europea.
L’Amministrazione, guidata dal presidente Donald Trump e dal vicepresidente J. D. Vance, ha rapidamente evidenziato un approccio muscolare alla politica estera, orientata esclusivamente a perseguire il dominio degli Stati Uniti, facendo leva su una strategia di minacce e tattiche ibride, tra le quali: ingerenza nelle elezioni e nei sistemi costituzionali di Stati alleati, guerra economica, postura assertiva, raid militari, controllo e ridenominazione geografica dei mari e degli stretti strategici, minacce di annessioni territoriali, delegittimazione degli organismi internazionali e delle alleanze storiche, (dis)informazione attraverso i social, esaltazione del radicalismo religioso, escalation retorica.
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Lo tsunami geopolitico scatenato dall’”asse del male” delle autocrazie, ora alimentato anche dalle politiche dell’Amministrazione statunitense del presidente Donald Trump, hanno provocato una profonda faglia nei rapporti tra l’Unione Europea e gli USA, sollevando interrogativi sulla sostenibilità dell’Alleanza Transatlantica in un’epoca di incertezze e guerra economica, fratture geopolitiche e strategiche senza precedenti.
Sebbene la NATO rimanga la pietra miliare della difesa europea, l’invasione russa e le nuove sfide rivolte ai membri dell’Alleanza Atlantica dal presidente degli Stati Uniti Trump, hanno evidenziato la necessità per l’UE di sviluppare proprie capacità militari integrate e, se necessario, in grado di agire velocemente e indipendentemente dalla NATO.
Quindi sì, Washington ritira pure i tuoi soldati dall’Europa. Il vero problema non sono 5.000 soldati.
Il vero problema è che l’Europa ha costruito la sua architettura di sicurezza condivisa sull’assunzione di avere un partner razionale e affidabile. Quell’assunzione è stata eliminata dall’Amministrazione Trump 2.0.
Ora ci sono solo due opzioni: continuare ad assorbire l’imprevedibilità, la guerra commerciale, le minacce ibride provenienti dall’Atlantico; oppure costruire capacità autonome e indipendenza strategica. Quella attuale non è una crisi dell’ordine internazionale di breve durata, ma uno shock geopolitico provocato dall’Amministrazione Trump47 che si aggiunge agli attacchi di Russia e Cina, soprattutto contro l’Unione Europea e la NATO.
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L’Unione Europea non può più rimandare la revisione dei Trattati. Deve essere in grado di stabilire quali sono le priorità per il futuro,migliorare governance e processo decisionale, isolando e/o espellendo quegli Stati che non si riconoscono nei suoi valori fondativi, per essere in grado di adattare velocemente la propria strategia per fronteggiare le minacce ibride e gli ulteriori shock geopolitici che il presidente Trump sicuramente creerà in futuro, anche all’improvviso.
La dichiarazione di Parigi della Coalizione dei Volenterosi, e le parole pronunciate dal presidente Emmanuel Macron dal vertice della Comunità Politica europea a Erevan lo scorso 4 maggio, rispecchiano nella maniera più compita il gelo dei Volenterosi rispetto alla nuova iniziativa militare del presidente Donald Trump per riaprire lo stretto di Hormuz, rappresentano una linea di demarcazione rispetto a Washington, anche sul concetto stesso di riapertura di Hormuz. Un grande segnale di determinazione verso la realizzazione dell’autonomia strategica europea.

