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Cronache
"Travolse mio figlio seduto al bar. Non andrà in carcere. Vergogna"

LA LETTERA/ Mi chiamo Croce Castiglia e sono la mamma di Matteo La Nasa, un giovane ragazzo di 18 anni ucciso dall'incoscienza altrui. Il 22 settembre 2014 il tribunale penale monocratico di Lecco ha condannato l'uccisore di mio figlio a due anni di reclusione, concedendo la sospensione condizionale della pena, così disattendendo la richiesta del pubblico ministero, di anni 3 e mesi due di reclusione.

Il 22 settembre 2014, un giudice del tribunale di Lecco ha dunque quantificato quanto si rischia nell'affrontare in auto una curva al doppio della velocità consentita, uscire di strada senza nemmeno frenare, volare per settanta metri, planare sul tavolino di un bar e spezzare, ma solo dopo 16 mesi di coma e nove operazioni al cervello, la vita di un ragazzo, del mio ragazzo: NIENTE.

Pena sospesa e pochi mesi di sospensione della patente. Tutto lì. Il percorso giudiziario è stato dolore nel dolore.
Dapprima la competenza del giudice di pace, con mio figlio su una carrozzina in attesa che il suo processo venisse chiamato tra una lite condominiale e una percossa.
Poi, quando il mio Matteo dopo 16 mesi se n'è andato, si è ripartiti davanti al tribunale: omicidio colposo.
Il Pubblico Ministero ha rifiutato qualsiasi ipotesi di patteggiamento ed ha richiesto una pena di 3 anni e 2 mesi, contestando la colpa cosciente. Non un dolo, quindi, ma nemmeno una colpa semplice.

Il tribunale ha pensato però diversamente. Ha pensato che due anni con la sospensione condizionale fossero sufficienti.
Non lo sono.
Non lo sono al di là del diritto.
Non lo sono perché è la coscienza sociale ad urlare che non lo sono.

Sentenze come questa, le sentenze cioè che condannano al niente, rendono esse sole evidente quanto sia necessario riformare la materia ed introdurre il reato di omicidio stradale.
Lo dico al di là della mia vicenda, poiché la riforma sarebbe comunque stata inapplicabile.
Lo dico per le oltre 4 mila vittime della strada di ogni anno, affinché queste vittime non siano vittime due volte.
Per questo non mi fermerò e con l'associazione "Matteo La Nasa"che presiedo continuerò la mia campagna di sensibilizzazione e lotta per l'introduzione dell'omicidio stradale, all'interno delle scuole, affinché quello che è successo a mio figlio non accada anche ai figli degli altri. 

Croce Castiglia
Madre pugnalata dallo Stato Italiano e dalla sua (in)giustizia

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figliouccisoincidentepirata
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