Fondazione Ambrosoli porta a Milano “You Are Not Alone”, la mostra sui volti e le storie della disabilità in Uganda

Non solo fotografie, ma frammenti di vita che interrogano lo sguardo e chiedono responsabilità. È stata inaugurata il 6 maggio, negli spazi della Fondazione Luigi Rovati, la mostra fotografica “You Are Not Alone. Volti oltre la disabilità. Storie di resilienza, salute e speranza”, promossa dalla Fondazione Ambrosoli. L’esposizione, aperta al pubblico dal 7 al 16 maggio, porta nel cuore di Milano le storie di una delle aree più fragili del mondo: il distretto rurale di Agago, nel nord dell’Uganda.
Al centro del racconto c’è il progetto “You Are Not Alone”, avviato nel 2022 a Kalongo, che in tre anni ha raggiunto oltre 40.000 persone, trasformando il modo in cui una comunità guarda e si prende cura delle persone con disabilità. Un impegno che si sviluppa attorno al Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, presidio sanitario fondamentale in un territorio dove accedere alle cure resta una sfida quotidiana.
Nel distretto di Agago, oltre un terzo della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e il 22,4% convive con una disabilità, una percentuale ben superiore alla media nazionale. In questo contesto, la disabilità è spesso invisibile: mancano servizi specialistici, ausili e personale sanitario qualificato. Solo il 2% delle persone con problemi visivi utilizza occhiali, mentre appena il 9% dei bambini che necessitano di dispositivi per la deambulazione riesce ad accedervi. A questo si aggiungono stigma sociale, isolamento e difficoltà economiche che colpiscono intere famiglie. La mostra milanese traduce questi numeri in volti e storie grazie agli scatti del fotografo Marco Mignani, realizzati direttamente sul campo: 29 immagini a colori che restituiscono dignità e complessità a uomini, donne e bambini.
Tra le testimonianze raccolte emerge quella di Anena Sylvia, segnata dalla poliomielite fin dall’infanzia. Costretta a rinunciare alla scuola e a molte opportunità, oggi sopravvive aiutando i venditori al mercato, guadagnando appena il necessario per vivere. La sua è una storia di marginalità, ma anche di ostinata dignità. C’è poi Margaret, dodici anni, il cui sorriso luminoso contrasta con un percorso medico ancora in corso dopo una caduta che ha compromesso la sua capacità di camminare. Accolta da una famiglia che ha deciso di sostenerla, oggi può finalmente frequentare la scuola, dimostrando una determinazione fuori dal comune.
E ancora Santa, madre di cinque figli, che affronta lunghi viaggi per garantire al suo bambino le cure necessarie dopo un intervento alle gambe. Ogni settimana percorre chilometri per la fisioterapia, sacrificando lavoro e raccolto, in una quotidianità segnata da precarietà e speranza. Queste storie, raccolte nella mostra, restituiscono una narrazione lontana da pietismi: parlano di resilienza, di comunità, di possibilità di cambiamento.
Il progetto “You Are Not Alone” ha permesso di introdurre servizi oculistici, psichiatrici e riabilitativi prima inesistenti nell’area, contribuendo a contrastare anche uno dei più alti tassi di tentato suicidio del Paese. Un intervento che non si limita alla cura, ma punta a cambiare la percezione della disabilità, promuovendo inclusione e diritti. La mostra milanese diventa così uno spazio di incontro tra mondi lontani, un invito a guardare oltre la distanza geografica per riconoscere una responsabilità condivisa. Perché, come suggerisce il titolo, nessuno dovrebbe sentirsi solo.

