60mila euro non tracciati per attività difensorie “minime” e documenti segreti: ecco come fu sabotata la prima indagine su Andrea Sempio nel 2007
Nuovi elementi riaccendono l’attenzione sull’inchiesta del 2017 su Andrea Sempio, finita poi in archiviazione e oggi al centro di una nuova valutazione giudiziaria. Dalle carte – riportate dal Corriere della Sera – emergono una serie di anomalie, contatti non giustificati e passaggi di documenti che, secondo gli investigatori, potrebbero aver compromesso la correttezza dell’indagine. Al centro dell’inchiesta figurano il luogotenente Maurizio Pappalardo e il carabiniere Silvio Sapone, oltre a esponenti della magistratura come Laura Barbaini e Mario Venditti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, alcuni atti riservati sarebbero finiti nella disponibilità dei legali di Sempio in modo non regolare, in violazione del segreto istruttorio.
Un passaggio ritenuto particolarmente rilevante riguarda il 24 dicembre 2016, quando Pappalardo avrebbe fotografato dal computer in tribunale un elenco di tabulati telefonici riferiti a Sempio, senza una motivazione legata all’attività investigativa. Un gesto che gli inquirenti definiscono “inquietante”, inserito nel più ampio contesto dell’indagine sul cosiddetto “sistema Pavia”. Ulteriori elementi emergono dai contatti tra Sapone e Sempio, descritti come “ingiustificati”, e da alcune conversazioni dello stesso indagato, che farebbero riferimento a interlocuzioni anomale con gli inquirenti. Anche la posizione dei familiari di Sempio viene analizzata dagli investigatori, che segnalano il pagamento di somme non tracciate, stimate in circa 60mila euro, per attività difensive considerate minime.
Nel fascicolo compaiono inoltre le comunicazioni della procuratrice generale di Milano Laura Barbaini, che in fase preliminare aveva espresso giudizi fortemente critici sulla riapertura del caso, e materiale poi confluito nella disponibilità di Luciano Garofano per una consulenza tecnica, con caratteristiche che secondo gli inquirenti non coincidono perfettamente con gli atti ufficialmente depositati. Gli investigatori parlano di elementi che, nel loro insieme, potrebbero indicare una gestione anomala dell’inchiesta e ipotesi di indebite interferenze. In particolare, viene ipotizzato che i difensori di Sempio siano entrati in possesso di documentazione coperta da segreto istruttorio, circostanza che aprirebbe lo scenario di un possibile depistaggio. Al momento si tratta di ricostruzioni investigative ancora oggetto di valutazione giudiziaria, ma che delineano un quadro complesso, in cui i confini tra attività difensiva, indagine e possibili interferenze appaiono sempre più sfumati.

