Garlasco: il video, le chiamate e la chiavetta usb. I dubbi del fratello di Chiara Poggi su Sempio
Martedì Marco Poggi è tornato a sedersi davanti ai magistrati di Pavia. Questa volta, però, al fratello di Chiara non sono state poste soltanto domande: gli investigatori gli hanno letto alcuni passaggi delle intercettazioni di Andrea Sempio, l’amico di lunga data che lui, fino a un anno prima, aveva difeso con convinzione. Il 20 maggio 2025 Marco era stato netto: «Ve lo dico, ve lo confermo. Per me non c’entra». Oggi, di fronte a quelle frasi registrate, la sua sicurezza sembra incrinarsi.
Al centro dell’audizione ci sono le parole attribuite a Sempio nell’intercettazione dell’aprile 2025, quella in cui si parla delle «tre chiamate» e di un video che non si sarebbe più trovato. Ma non solo. I pm gli sottopongono anche un altro sfogo, captato il 7 giugno 2025, quando l’ipotesi investigativa legata a un possibile movente connesso ai filmati intimi non era ancora diventata argomento di dibattito pubblico, televisivo e social.
In quel soliloquio in auto, il 38enne viene registrato mentre dice: «La storia del video è stata… è stata… il video lo devo aspettare da un momento all’altro». Poi aggiunge: «Ok, cioè, Chiara… lei nel video sembrava proprio… si è spostata…».
La reazione di Marco Poggi è di sconcerto. «Mi sembra folle, non riesco a spiegarmelo, è tutto surreale», afferma davanti agli inquirenti. In passato aveva già spiegato di essere a conoscenza dell’esistenza di alcuni video intimi di Chiara con il fidanzato Alberto Stasi: lo aveva intuito, racconta, dopo aver visto per caso sul computer una chat tra i due. Ma aveva sempre escluso di aver guardato quei filmati, di averli diffusi o di averne parlato con gli amici.
Quando gli viene letto anche il passaggio relativo alle telefonate a casa e alla frase «quel video… e io ce l’ho», Marco resta colpito. «Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole e che dicesse che si sentiva con Chiara», dichiara. Poi prova a formulare un’ipotesi, pur definendola assurda: «Se devo dare una spiegazione, l’unica plausibile, anche se folle, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio abbia preso una penna usb dalla camera di Chiara e se la sia portata via». Una ricostruzione che lui stesso fatica ad accettare: «Non penso che un mio amico venga a casa mia e mi rubi qualcosa. E poi Chiara se ne sarebbe accorta».
Anche l’altro soliloquio lascia Marco senza risposte. «Che io sappia, Sempio non aveva alcun contatto con Chiara», dice. Secondo lui, quanto emerge dalle intercettazioni non coincide con la vita della sorella, che «ruotava attorno ad Alberto». E aggiunge: «Mi sembra strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcun altro che un mio amico le stava dando fastidio. Avrebbe potuto dirmi: “Ma tu, deficiente, hai dato qualcosa al tuo amico?”. Perché non lo avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma davanti a un problema la riservatezza passa in secondo piano».
La questione dei video è uno degli snodi delle nuove indagini. Ed è stata affrontata anche durante le audizioni delle gemelle Cappa, sentite in caserma a Milano. Paola e Stefania sono state interrogate proprio su questo punto: Chiara aveva mai confidato loro l’esistenza di filmati intimi?
Paola risponde di no. «Questo mi fa supporre che si imbarazzasse a parlarne con me», dice, ridimensionando a semplice «ipotesi» la teoria che, all’epoca, aveva formulato su un possibile omicidio legato ad avances respinte.
Diversa la posizione di Stefania, che invece afferma di essere stata informata dalla cugina. «Sì, me ne aveva parlato», riferisce. «Lo aveva fatto in maniera molto generica, ma me ne aveva parlato». Il tono, precisa, era «molto sereno e semplice». Stefania aggiunge però di non ricordare che Chiara si fosse lamentata del fatto che quei video fossero stati visti da altre persone.
Durante l’audizione, la donna ricorda anche un episodio avvenuto nei giorni precedenti al delitto, durante una visita a casa Poggi. Si trovavano in giardino quando scattò un allarme. «Vidi Chiara uscire di corsa in strada», racconta, «vestita com’era in casa, con ciabatte e pigiamino bianco». La cugina le era sembrata «molto spaventata» e voleva controllare che non ci fossero ladri nei dintorni.

