Il caso di Garlasco continua a dividere e a far discutere, soprattutto sul nodo cruciale delle prove scientifiche. Durante la trasmissione Mattino 5, l’intervento di Gianluca Zanella ha riacceso il dibattito sul DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi.
Il punto centrale riguarda la natura di quella traccia genetica. Secondo quanto emerso, le analisi avrebbero escluso la presenza del DNA di Alberto Stasi, mentre sarebbe stata rilevata una compatibilità con la linea paterna di Andrea Sempio. Un elemento che negli ultimi mesi ha alimentato nuove ipotesi investigative e acceso lo scontro tra consulenti.
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Zanella, però, ha spostato l’attenzione su un aspetto metodologico che va oltre il singolo caso. La questione è quella della “degradazione” del DNA, un concetto tecnico utilizzato per indicare una traccia genetica deteriorata e quindi meno affidabile. Ma secondo quanto sottolineato in studio, questo tema non sarebbe sempre stato trattato allo stesso modo.
Nel suo intervento, Zanella ricorda che inizialmente quel DNA era stato analizzato e utilizzato per effettuare confronti. Solo successivamente, quando non è stato trovato un collegamento con Stasi, la stessa traccia è stata definita degradata e quindi meno significativa dal punto di vista probatorio.
Da qui la domanda, destinata a far discutere: se quel DNA avesse portato direttamente a Stasi, oggi verrebbe comunque considerato degradato? Oppure sarebbe stato ritenuto valido e determinante?
