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Guerra, il drone che fa paura anche a Putin. Ecco Valkyria in azione

Sulla periferia meridionale di Bakhmut, dove la guerra si combatte ormai anche a distanza di chilometri e attraverso gli occhi delle macchine, i militari della 26esima Brigata di Artiglieria ucraina preparano il lancio di uno dei droni da ricognizione più utilizzati dalle forze di Kiev: il Valkyria.

È un velivolo leggero, rapido da mettere in volo e difficile da individuare. Per questo viene spesso definito una sorta di drone fantasma: non colpisce direttamente, ma vede, localizza, corregge. E in una guerra dominata da artiglieria, trincee e droni, vedere prima del nemico può fare la differenza tra sopravvivere e finire sotto il fuoco.

A cosa serve il drone Valkyria

Il Valkyria viene impiegato soprattutto per la ricognizione e per la correzione del tiro dell’artiglieria. In pratica, sorvola il fronte, individua postazioni nemiche, mezzi, movimenti e possibili basi dei piloti di droni russi, trasmettendo informazioni utili alle unità ucraine a terra.

Non è un’arma spettacolare nel senso cinematografico del termine. Non è pensato per esplodere su un bersaglio o inseguire un carro armato. Il suo valore sta nella capacità di trasformare il campo di battaglia in una mappa leggibile, offrendo agli artiglieri coordinate, immagini e indicazioni per colpire con maggiore precisione.

Le caratteristiche: 40 km di raggio e oltre due ore di volo

Il drone ha un raggio d’azione di circa 35-40 chilometri e può raggiungere un’altitudine di 1.500 metri. La sua autonomia va dalle 2 alle 2,5 ore di volo continuo, con una velocità massima intorno ai 110 chilometri orari.

Un altro elemento decisivo è la rapidità di preparazione: il Valkyria può essere pronto al lancio in un tempo compreso tra 5 e 15 minuti. In un contesto come quello ucraino, dove le postazioni devono muoversi in fretta per evitare il fuoco di risposta, questo dettaglio è tutt’altro che secondario.

Perché è importante nella guerra dei droni

Le Forze Armate ucraine utilizzano il Valkyria dal 2014, cioè dagli anni del conflitto nel Donbass. Da allora il ruolo dei droni è cambiato radicalmente: da strumenti di supporto sono diventati una componente centrale della guerra. Oggi servono a osservare, colpire, disturbare, individuare e perfino terrorizzare il nemico.

Nel caso del Valkyria, il punto di forza è proprio la discrezione operativa. Meno visibile di altri sistemi più grandi, abbastanza autonomo da coprire ampie porzioni di territorio e sufficientemente rapido da essere dispiegato vicino alla linea del fronte, rappresenta uno degli occhi più preziosi dell’artiglieria ucraina.

Bakhmut, il fronte dove ogni metro conta

La zona di Bakhmut resta uno dei simboli più duri della guerra in Ucraina. Qui ogni movimento viene osservato, ogni postazione può diventare un bersaglio e ogni errore di valutazione può costare caro. In questo scenario, droni come il Valkyria non sono semplici accessori tecnologici, ma strumenti essenziali per anticipare le mosse russe.

La guerra moderna, sul fronte ucraino, passa anche da qui: da piccoli velivoli lanciati in pochi minuti, capaci di sparire nel cielo e restituire alle truppe a terra una cosa sempre più rara e decisiva, la possibilità di vedere prima.