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Hantavirus, allerta in Spagna: sospetto contagio ad Alicante. Rezza: “Trasmissione umana possibile, ma i focolai sono gestibili”

Mentre le autorità spagnole tracciano i contatti della passeggera ricoverata ad Alicante, il professor Rezza chiarisce i rischi del contagio respiratorio

Hantavirus, allerta in Spagna: sospetto contagio ad Alicante. Rezza: “Trasmissione umana possibile, ma i focolai sono gestibili”
intervento chirurgico in ospedale

Incubo Hantavirus: donna ricoverata dopo il volo Klm. L’esperto: “Fondamentale isolare subito i superdiffusori”

Il segretario di Stato della Sanità spagnolo, Javier Padilla, ha segnalato un caso sospetto di Hantavirus che coinvolge una donna ora ricoverata in un ospedale di Alicante, nel sudest della Spagna, “con sintomi compatibili” con il virus.

Si tratta di una passeggera che si trovava a bordo del volo decollato da Johannesburg, in Sudafrica, lo stesso su cui doveva imbarcarsi una donna — reduce da un viaggio sulla nave Mv Hondius — successivamente deceduta in struttura. “La persona ha riferito sintomi compatibili, tosse e uno stato di malessere generale, mentre era nella sua casa ad Alicante”, ha dichiarato Padilla.

Donna ricoverata ad Alicante

La trentaduenne spagnola, che vive ad Alicante (Valencia), “con sintomatologia sospetta lieve di Hantavirus”, si trova attualmente in isolamento ospedaliero, come riferito da Padilla durante un incontro con i giornalisti a Madrid. Alla paziente verranno estratti dei campioni da analizzare presso il Centro Nazionale di Microbiologia; gli esiti degli accertamenti sono attesi entro le prossime 24/48 ore. “Due delle persone che erano sedute vicino alla passeggera poi sbarcata e deceduta a Johannesburg avevano come destinazione la Spagna”, ha chiarito Padilla.

Il riferimento è al medesimo collegamento Klm su cui aveva cercato di imbarcarsi una delle vittime del virus, dopo il viaggio sulla Hondius; la donna era stata però fatta scendere dallo staff di bordo a causa del suo stato di salute critico. Padilla ha precisato che la cittadina spagnola “era seduta due file indietro” e che l’interazione con la passeggera infetta, poi deceduta, “è stata breve”, in quanto quest’ultima rimase “poco tempo a bordo” del velivolo.

La donna spagnola “ha riferito sintomi compatibili, principalmente tosse e malessere generale, mentre era nel suo domicilio familiare. In maniera immediata ci siamo messi in contatto con la Direzione generale di Sanità Pubblica in Spagna e in coordinamento con l’assessorato alla Sanità” della regione valenziana “si è proceduto al suo trasferimento preventivo e sicuro in un ospedale”, ha affermato il segretario di Stato.

Le autorità sanitarie locali hanno già avviato le procedure per “contattare tutte le persone entrate in contatto” con la residente di Alicante. Oltre a questo caso, Padilla ha segnalato la presenza sullo stesso volo di un altro passeggero che “ha trascorso una settimana a Barcellona” prima di fare ritorno in Sudafrica. Gli uffici competenti si stanno muovendo per rintracciarlo e sottoporlo a verifiche mediche. Al momento, tuttavia, “non si sa se abbia sintomi di contagio”, ha aggiunto il segretario, né è stata ancora definita la rete di contatti avuti durante la sua permanenza in Spagna. Infine, Padilla ha sottolineato che un’assistente di volo dello stesso aereo, che aveva manifestato disturbi ed era stata isolata, è risultata negativa ai test per l’Hantavirus.

Rezza: “Contagio umano possibile ma gestibile con l’isolamento

La trasmissione da uomo a uomo dell’Hantavirus attraverso le vie respiratorie è un’eventualità concreta e già accertata in precedenza; ciononostante, le possibili catene di contagio risultano gestibili tramite protocolli di contenimento basilari. A rimarcarlo all’ANSA è Giovanni Rezza, docente di Igiene e Sanità pubblica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il quale sottolinea inoltre la probabile esistenza di ‘superdiffusori’, ovvero individui caratterizzati da una carica virale superiore alla norma.

“Già in precedenti focolai di Hantavirus si è visto che è possibile la trasmissione da uomo a uomo per via respiratoria, attraverso le goccioline di saliva o il respiro, tuttavia gli eventuali focolai sono controllabili. Infatti il contagio avviene probabilmente a partire da soggetti che presentano sintomi e che possono pertanto essere prontamente isolati”, illustra Rezza.

L’esperto cita, a supporto, “uno studio del 2020 sul New Englad Journal of medicine, che riportava un focolaio di oltre 30 casi in una località dell’Argentina. Si partiva da tre casi iniziali di persone infettatasi attraverso i ratti, ma a loro volta questi avevano infettato altri soggetti. In questo circostanza si è visto che con misure di contenimento semplici come l’autoisolamento dei malati e l’auto-quarantena domiciliare dei contatti, il focolaio venne messo subito sotto controllo. È chiaro che se ci sono stati tutti questi contagi a partire dagli iniziali tre, il virus si può trasmettere per via respiratoria dalla persona malata ad altri attraverso goccioline di saliva o per via aerosol del respiro. I fattori di rischio maggiori sono però il contatto ravvicinato e prolungato, ed è questo il caso della nave mv Hondius dove si è verificato un focolaio di Hantavirus”.

Era dunque già noto che “in determinate condizioni il virus può essere trasmesso per via respiratoria e si sospetta anche che ci possano essere dei superdiffusori, cioè dei soggetti con cariche virali tali da trasmettere l’infezione di più di altri facendo così partire delle catene di trasmissione”. Tuttavia, precisa il professore, “è abbastanza facile identificare tali soggetti perchè in genere sono soggetti che mostrano sintomi, anche gravi; quindi una volta identificati, vanno poi identificati i contatti, ovvero coloro che hanno avuto dei rapporti col superdiffusore, da sottoporre ad autoquarantena”.

È inoltre verosimile che “i soggetti asintomatici non diffondano l’infezione e bastano metodi di contenimento anche semplici per controllare i focolai”. Secondo Rezza, infine, “il problema, nel caso del focolaio sulla nave Hondius è che il primo caso non è stato identificato come potenzialmente contagioso”.

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