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Cronache
Coronavirus, "Sì alla movida responsabile. È il 25 aprile del Covid 19"
L'imprenditore della ristorazione Guido Cancellieri con Alessandra Ambrosio

L’hanno chiamata #movidaresponsabile ed è un modo di reagire alle conseguenze devastanti del Covid 19, virus che dopo i tanti morti rischia di lasciare altre vittime a terra. Il distanziamento sociale rischia di avere ripercussioni gravi. Milano è stata una città simbolo degli effetti del coronavirus e cerca di partire come può, puntellando settori fondamentali per la ripresa economica.

Ma Milano è anche la capitale della movida e nelle ultime ore il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha sollecitato soprattutto i giovani ad un rientro graduale alla normalità, partendo proprio dalla cosiddetta movida, che potrebbe – se male interpretata - dare il via a nuovi focolai. Le mascherine, i guanti sono dispositivi sanitari con cui dobbiamo abituarci a convivere, almeno fino a quando i laboratori non avranno trovato un vaccino capace di domare il Covid 19. Ma chiudere di nuovo non si può perché sarebbe un lusso non sostenibile. Così a tre persone, Guido Cancellieri, imprenditore della ristorazione, Enrico Fedocci, giornalista e al professore Ruben Razzante, Docente universitario e fondatore del portale anti-fake news www.dirittodellinformazione.it , è venuta l’idea di porre la questione non solo da un punto di vista pratico, ma soprattutto culturale e hanno organizzato una cena per il prossimo 30 giugno nello storico locale Fashion Cafè di Milano. Il fine? Presentare il manifesto della ripresa. Saranno presenti, tra gli altri, rappresentanti delle istituzioni, docenti universitari, direttori di giornali.

L'imprenditore della ristorazione Guido Cancellieri con Lais Ribeiro Angeli di Victoria Secret’sL'imprenditore della ristorazione Guido Cancellieri con Lais Ribeiro, Angelo di Victoria Secret’s

“È il momento della costruttività - spiega Ruben Razzante - Le precauzioni che abbiamo sin qui adottato e che dovremo responsabilmente continuare ad adottare ci hanno evitato guai peggiori, ma convivere con il virus non vuol dire rinunciare a vivere. Non abbiamo solo il dovere di essere prudenti e di indossare la mascherina. Abbiamo anche il dovere di far ripartire l'economia, la socialità nei quartieri, le attività che consentono alle persone di vivere in modo equilibrato e armonioso. Questa iniziativa non è contro nessuno, ma è per Milano, per i milanesi, per chi chiede solo di tornare a lavorare con serietà e onestà. Vogliamo dimostrare che si può socializzare anche in modo responsabile”. “Occorre che riflettiamo tutti sull'esigenza che Milano riparta   - aggiunge Enrico Fedocci - Il cittadino corretto e responsabile non è solo quello che si chiude in casa per mesi solo perché ha paura del contagio. La convivenza con il virus potrà essere più o meno lunga, ma nel frattempo dobbiamo ridare speranza a quanti hanno sempre lavorato, pagato le tasse e garantito beni e servizi alla collettività. Movida non vuol dire necessariamente assembramenti. C'è un modo intelligente di andare al ristorante o nei locali della movida, proteggendo la propria salute e rispettando gli altri. La storica Milano da bere deve essere d’esempio. Questo è il nostro manifesto, la nostra dichiarazione pubblica, la nostra lettera aperta in forma declaratoria, per dare il via ad un movimento di responsabilità: in forma di manifesto. Esisteva il manifesto futurista? Noi, riunendoci – conclude Fedocci citando Marinetti -  vogliamo affermare principi cardine. Il primo, mi si permetta la citazione : “Noi affermiamo la magnificenza dello stare insieme, la bellezza del rispetto reciproco. Più bello della vittoria di Samotracia”.

Guido Cancellieri, è lei il front man di questa insolita compagnia di giro. Qual è il vostro obiettivo?

L’obiettivo è banalmente quello di riuscire a ritornare ad una normalità sia nella vita quotidiana che nel lavoro. Certo, in queste condizioni, è molto più facile a dirsi che a farsi. È imperativo che l’economia riparta per scongiurare una catastrofe sociale che già si intravede all’orizzonte, e questo, come sempre, dipenderà in ultima analisi da noi imprenditori, stante la pressoché totale mancanza di risposte certe ed efficaci da parte delle istituzioni.

Parlare di Movida in un momento come questo non può sembrare “irresponsabile”?

Non ritengo assolutamente sia da irresponsabili parlare di movida, termine che peraltro non amo affatto. Ma è una sintesi giornalistica, quindi può far meglio capire.  I comparti dell’intrattenimento, della ristorazione degli eventi, oltre ad essere fonte di lavoro per decine di migliaia di addetti e di importante gettito fiscale, sono un incredibile strumento di attrazione turistica e, quando ben gestiti, eccezionali strumenti di presidio del territorio dal punto di vista della sicurezza.

L'imprenditore della ristorazione Guido CancellieriL'imprenditore della ristorazione Guido Cancellieri

Che cosa potrebbero fare le istituzioni di più pratico in questa fase 2?

È imperativo poter tornare a vivere e lavorare, ma lo si deve fare responsabilmente, almeno fino a quando non avremo avuto un auspicato conforto dai numeri dei contagi del dopo lockdown, quindi un mese direi prudentemente. È vero che tutti ci troviamo ad affrontare un qualcosa di mai sperimentato e su cui regna ancora troppo caos informativo. È anche vero che aver tenuto tutti a casa per più di due mesi senza essere riusciti a dare alcun tipo di risposta, non può che essere aumentato, da un lato, la voglia di evadere e dall’altro il disincanto sull’efficacia delle misure adottate. A questo si deve aggiungere che la cosiddetta movida si basa, se non proprio e non sempre sulla trasgressione, ed è comunque imprescindibile dalla socialità. Quindi, ora tocca a noi esercenti prima e ai clienti poi assumere un comportamento di responsabilità civile. Da parte delle istituzioni però direi che sarebbe lecito aspettarsi più presenza e meno proclami. Mi viene sempre in mente come a New York, già diversi anni fa, fosse assolutamente possibile far convivere la presenza di tanti locali con il rispetto delle regole. Questo è stato reso possibile grazie all’atteggiamento molto pragmatico della municipalità che, invece di affidarsi pittorescamente al solo senso civico dei clienti e degli imprenditori del settore, salvo poi sbraitare minacce, provvedeva con una massiccia ma molto discreta presenza della forza pubblica per garantire il rispetto delle regole. Questo per dire che se non ci sarà una azione di concerto tra il governo centrale e locale, gli imprenditori e, a caduta, dei clienti, sarà altissimo il rischio di ricascare nell’incubo da cui, timidamente e con le ossa a pezzi, stiamo uscendo. Sarebbe quindi auspicabile che le istituzioni cominciassero ad ascoltare di più chi è “sulla strada” e meno le chimere ideologiche che sembrano invece il leitmotiv di chi dovrebbe dirigere la cosa pubblica.

Lei è stato intervistato un po’ da tutti. Tg5, Tg4, Stasera Italia, Ansa, Tgcom24, oltre che noi di Affarititaliani: è sufficiente un provvedimento come quello dell’occupazione del suolo pubblico per affrontare meglio la situazione o rischia di perdersi se dobbiamo attendere autorizzazioni varie e tempi tecnici?

No, come sempre l’impressione è di un lavoro fatto senza ascoltare chi è del settore. Entro nel dettaglio: se mi concedi più occupazione dello spazio pubblico, lasciando peraltro linee guida troppo interpretabili e quindi una molto probabile confusione,  rimane pendente l’aspetto sanitario (ATS, ndr), mi metti davanti ad un bivio: uso il suolo pubblico rischiando sanzioni sanitarie; oppure non usufruisco di questa opportunità. E ancora: non puoi obbligare il gestore di un locale a far rispettare le regole, per esempio sul marciapiede quando questo non ha nessun diritto per imporsi al di fuori del suo locale. Il solito comma 22 insomma. Io credo che in questo momento bisognerebbe ragionare più pragmaticamente, senza paletti ideologici.

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