La Chiesa apre ai laici e alle donne alla guida delle parrocchie, suor Anna Monia Alfieri ad Affaritaliani: “Nessun apertura sul sacerdozio femminile”
La diminuzione delle vocazioni sacerdotali spinge la Chiesa italiana a ripensare l’organizzazione delle comunità parrocchiali. A Verona, la diocesi guidata dal vescovo Domenico Pompili ha deciso di aprire anche a donne e uomini laici il ruolo di “guide pastorali” nelle parrocchie prive di un sacerdote residente. Una scelta che, secondo la diocesi, nasce dall’esigenza di rispondere concretamente alla carenza di presbiteri e che riguarda la gestione pastorale e organizzativa delle comunità, non il piano sacramentale. La diocesi veronese conta oggi circa 380 parrocchie e 600 sacerdoti, ma il numero dei preti è destinato a diminuire ulteriormente nei prossimi anni. Per questo motivo si punta sempre più sul coinvolgimento dei laici nella vita ecclesiale.
Sul tema è intervenuta suor Anna Monia Alfieri, membro del Consiglio Nazionale Scuola della CEI, che, ad Affaritaliani, invita a non confondere questa apertura con il dibattito sul sacerdozio femminile. “Il fatto che a partire dal 1970 le vocazioni siano diminuite – spiega – pone le parrocchie e la Chiesa italiana davanti a nuove sfide. In particolare per quanto riguarda la gestione delle parrocchie da un punto di vista amministrativo e pastorale, non sacramentale”.
Secondo suor Alfieri, il coinvolgimento dei laici nelle attività ecclesiali è già realtà da molti anni. “L’affidamento ai laici di diverse attività è in atto da tempo: dalla gestione degli oratori alla collaborazione liturgica e pastorale, fino all’aiuto nella distribuzione dell’eucaristia in chiesa e alle persone impossibilitate a partecipare alla Messa”. Per la religiosa, dunque, “non c’è nulla di sorprendente” nella scelta della diocesi di Verona. “L’affidamento alle donne delle parrocchie non va confuso con l’apertura al sacerdozio femminile. Si tratta solamente di rispondere al mutato contesto e fare fronte a esigenze inevitabili”.
Suor Alfieri sottolinea anche come questa decisione rappresenti una forma di maggiore corresponsabilità dei fedeli laici nella vita della Chiesa: “Già da anni i laici gestiscono molti settori della vita parrocchiale. Questa scelta non pone dubbi o sconcerto, anzi è un modo per rendere i laici sempre più corresponsabili nella vita della fede”. Resta però fondamentale, precisa, mantenere distinti i ruoli. “I laici andranno formati e seguiti, e non va confuso il loro ruolo con quello che un sacerdote o una persona consacrata ha e deve continuare ad avere”.
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Il riferimento è anche al percorso avviato dopo il Concilio Vaticano II, che ha valorizzato maggiormente il ruolo dei fedeli laici nella comunità ecclesiale. “Con il documento Christifideles Laici, i laici sono chiamati a una nuova responsabilità e questa forma rientra pienamente nell’invito alla corresponsabilità”, conclude suor Alfieri. La religiosa ribadisce infine la necessità di evitare interpretazioni errate della decisione veronese: “È importante non fraintendere questa scelta come un avvallo al sacerdozio femminile o ad altri ruoli ministeriali oggi preclusi alle donne. L’importante è non creare confusione che rischia soltanto di generare sconcerto senza ottenere il risultato sperato”.

