“La notte io sono sempre stato a casa mia. E ora ho un alibi a riprova di questo, che prima non avevo: il mio computer, con il quale ho finito di vedere un film alle 21.15 circa e poi ho aperto un file video di cartoni giapponesi. Io, contro Meredith non avevo nulla”. E’ il nuovo alibi di Raffaele Sollecito, condannato a 25 anni dalla Corte d’assise d’appello di Firenze per l’omicidio di Meredith Kercher. Sollecito ha rilasciato la notizia in un’intervista televisiva su Canale 5.
A Domenica Live, Raffaelle Sollecito parla dell’omicidio di Meredith. “Non ho mai visto la scena del delitto nella realtà. L’ho vista in una fotografia. L’accusa dice che io l’avrei fatto per solidarietà. Solidarietà verso Amanda, che conoscevo da poco e contro una ragazza che non conoscevo, è assurdo. Non avrei mai fatto una cosa del genere”.
Sulla mattina dopo: “Quella mattina dovevamo andare a Gubbio, ma io da un po’ non ero abituato a dormire con un’altra persona, quindi a non dormire un sonno lineare. Sono rimasto a letto. Amanda è tornata a casa per farsi una doccia. L’ha fatto, poi è tornata da me e mi ha raccontato alcune stranezze, come la porta aperta e delle macchioline di sangue nella doccia. Ho lasciato andare a Gubbio, le ho detto di chiamare le sue amiche e siamo andati. Quando siamo arrivati, ho visto il vetro rotto e i vetri rotti in terra”.
Sul rapporto con Amanda: “Ci siamo sentiti per mail o via skype. Sentirla non era la mia priorità in quel momento. Vorrei che le persone a casa mi pensassero per un attimo innocente e capissero che in quel periodo, quando ho fatto dei viaggi in Austria, cercavo solo di portare avanti una vita normale e di stare vicino alla mia ragazza. Ho saputo della condanna via radio. Mio padre mi ha detto di andare subito in Questura a consegnare il passaporto, che mi era stato ritirato”.

























