È morto ieri sera lo scrittore e giornalista Vittorio Messori. È quanto si apprende da fonti vicine alla famiglia. Il 16 aprile avrebbe compiuto 85 anni. Vittorio Messori (1941–2026) è stato uno dei più importanti giornalisti e apologeti cattolici italiani del secondo Novecento. Nato a Sassuolo e formatosi a Torino in un ambiente laico e agnostico, visse una svolta decisiva nel 1964 con la conversione al cattolicesimo, che orientò tutta la sua produzione intellettuale.
Dopo gli inizi nel giornalismo a “Stampa Sera” e la collaborazione con “La Stampa”, raggiunse grande notorietà con il libro “Ipotesi su Gesù” (1976), un successo internazionale che riportò il cristianesimo al centro del dibattito culturale. Successivamente fondò il mensile “Jesus”, spazio di confronto tra credenti e non credenti, e sviluppò una vasta produzione dedicata al rapporto tra fede, ragione e storia.
Negli anni Ottanta consolidò il suo ruolo di intellettuale indipendente, attento alla dottrina ma critico verso il clericalismo. In questo contesto si colloca uno dei passaggi più significativi della sua carriera: fu il primo giornalista a intervistare il cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, da cui nacque “Rapporto sulla fede” (1985), un libro destinato a suscitare ampio dibattito e a rafforzare la sua notorietà.
Nel 1994 realizzò anche uno storico libro-intervista con Giovanni Paolo II, “Varcare la soglia della speranza”, tra i maggiori bestseller religiosi di sempre. Negli anni successivi continuò a pubblicare saggi, inchieste e riflessioni su temi religiosi, apologetici e storici, mantenendo un ruolo centrale nel panorama culturale cattolico.
Ritiratosi a Desenzano sul Garda, proseguì l’attività pubblicistica fino agli ultimi anni, segnati anche da difficoltà di salute, restando una figura di riferimento nel dibattito tra fede e modernità.

