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Cronache
Notre Dame, polemiche sui pompieri. Ed è giallo sul cantiere incustodito
Foto Facebook Ministère de l'Intérieur

Mentre Notre Dame bruciava, divampavano già le prime polemiche sui soccorsi, secondo molti arrivati troppo tardi. E il giorno dopo gli interrogativi si fanno sempre più forti, soprattutto ci si chiede come sia stata possibile una simile tragedia: come nel 2019 può andare a fuoco un simbolo dell'umanità sopravvissuto a secoli di storia?

I pompieri entrati in azione ieri sera erano tanti, quasi 500, ma incapaci, secondo molti, di circoscrivere le fiamme in tempo per evitare che il tetto della Cattedrale fosse distrutto. "Abbiamo sentito le prime sirene dei pompieri solo 30 minuti dopo che la colonna di fumo si è alzata sulla cattedrale", raccontano testimoni. Per Macron ("Coraggio leonino, grande professionalità e tenacia: grazie") e la Le Pen i vigili del fuoco di Parigi sono eroi, ma sui giornali si insiste: avrebbero potuto e dovuto fare di più. A partire dall'intervento dal cielo, come successo a Venezia con la Fenice. 

“Sì, potevano intervenire dall’alto, come nella mia notte sulla Fenice”, titola Il Gazzettino di Venezia riportando la dichiarazione di Roberto Tentellini, pilota, che quando prese fuoco la Fenice decollò immediatamente per andare a spegnere l’incendio dell’antico Teatro dell’Opera in laguna. “Di quella notte rammento un intervento molto impegnativo e inevitabilmente rischioso. Giù c’erano cento colleghi, mentre lassù eravamo in tre”. “Quello l’avremmo saputo dopo – precisa il 74enne al quotidiano lagunare – in quel momento dovevamo solo pensare agli sganci: ne facemmo 220, da mille litri d’acqua ciascuno, di continuo. Non potevamo fermarci, se volevamo rendere efficace l’opera di raffreddamento della massa di legno che costituiva la Fenice, un po’ come sarebbe stato con Notre-Dame”.

La Protezione civile francese ha invece spiegato ieri sera, anche in seguito a un tweet di Trump, che i Canadair "rischierebbero di distruggere tutto" con una bomba d’acqua troppo potente per una cattedrale con novecento anni di storia. D'accordo Piero Moscardini, ex funzionario della Protezione Civile: "Ognuno di quei velivoli — dichiara al Corriere — ha un carico di cinquemila litri d’acqua, e avrebbe dovuto lanciare da un’altezza di almeno 800 metri. Non si può sganciare una bomba simile su un edificio: avrebbe distrutto anche quel poco che forse si è salvato". “Siamo bravi quando possiamo entrare nell’edificio e lavorare dall’interno — racconta ancora Piero Moscardini — ma in una situazione del genere non potevano fare più di così. I pompieri sparavano acqua con lo snorkel, un cannone: al tetto quasi non ci arrivavano”. Troppo distanti, impossibilitati ad avvicinarsi e ad entrare nella struttura in fiamme.

Notre-Dame, il giallo del cantiere incustodito e il flop del sistema antincendio

I primi vigili del fuoco sono arrivati poco dopo le 19 – scrive Il Messaggero di Roma – ma malgrado il loro coraggio sono apparsi come "esseri minuscoli al fianco di Gulliver" di fronte all’altezza del rogo delle fiamme. Le torri della Cattedrale sono alte settanta metri, le scale dei mezzi di soccorso sono meno della metà. La sconfitta era già scritta. “I mezzi dei colleghi francesi erano ovviamente più bassi rispetto al punto in cui è partito al fuoco. Siamo poi in una zona centrale vicino alla Senna dove è anche improbo muoversi con mezzi pesanti”, dichiara al quotidiano l’ingegner Guido Parisi, direttore centrale emergenza dei Vigili del fuoco. 

Ma le polemiche non riguardano solo l'intervento d'emergenza, anzi. Ancora più forti i dubbi sulle dinamiche. In una cattedrale gotica, patrimonio dell'umanità, sembra scontato che, quando si apre un cantiere, quando si eseguono delicati interventi di restauro, ci sia un sistema di vigilanza e di prevenzione anti incendio tra i più sofisticati e meticolosi. In una città come Parigi che convive, giorno dopo giorno, anche con l'allarme terrorismo. 

Notre Dame sarebbe dovuta essere uno dei luoghi più sicuri del Pianeta. Eppure, in poche ore la Cattedrale è stata distrutta dal fuoco. Osserva ancora l'ingegnere Guido Parisi, direttore centrale emergenza dei nostri Vigili del fuoco: "In un cantiere di questo tipo un sistema anti incendio normalmente è previsto". "Le travi dell'armatura di Notre Dame senza elettricità per evitare un incendio", emergeva da un reportage di 'France 2' di qualche mese fa che svelava i segreti della cattedrale oggi in fiamme e della struttura in legno che veniva soprannominata la 'foresta' per la quantità di travi di legno risalenti al XII - XIII secolo.

Ma perché il fuoco è stato così rapido? Oltrel al forte vento che soffiava, "le guaine di protezione del cantiere, in linea teorica, potrebbero avere fatto diffondere le fiamme. Soprattutto: la copertura di legno contribuisce ad alimentare il fuoco. Per questo i colleghi francesi hanno scelto di difendere la facciata, di limitare i danni".

E ancora: perché a Parigi non era stato allestito, in forma stabile, un presidio di uomini pronti a intervenire in caso di emergenza? Su questo indagherà la procura della città, che ha aperto un'inchiesta per disasatro colposo. Per ora l'ipotesi del dolo, dell'attentato, di qualcuno che volontariamente abbia appiccato l'incendio per distruggere uno dei simboli del Cristianesimo, non viene ritenuta probabile.

Viene considerata più solida la pista della causa accidentale, collegata ai cantieri dei lavori di ristrutturazione della cattedrale gotica. Ieri sera c'era la convinzione che all'interno non vi fosse nessuno quando è scoppiato l'incendio. Da una parte è un fatto positivo, perché significherebbe che non ci sono vittime, dall'altra si ripropone la domanda iniziale: perché nessuno controllava il cantiere? André Finot, responsabile della comunicazione della cattedrale dei Notre Dame: "Normalmente non ci dovrebbero essere più lavoratori, alle 19, quando è iniziato l'incendio, tutti dovrebbero terminare alle 17, alle 17.30 al più tardi. Ma non siamo sicuri che non sia rimasto nessuno sul posto".


 
 
 

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