di Antonino D’Anna

Sono passati otto anni da quelle 21.37 del 2 aprile 2005 quando ebbe termine il pontificato di Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. Un papato lungo, durato quasi 27 anni e che ha inciso non poco sulla storia e la vita della Chiesa. Che ha avuto innumerevoli pregi e anche qualche difetto dovuto in parte all’eccessiva durata della missione che gli eminentissimi signori cardinali, com’ebbe a dire loro Wojtyla la sera del 16 ottobre 1978, gli avevano affidato. Quella di essere “vescovo di Roma”, come si presentò quella sera romana di tanti anni fa dalla Loggia delle Benedizioni.
“BOTTIGLIA” E IL PAPA NERO- In effetti, in quella serata ottobrina, non furono pochi i romani che all’annuncio del nome del nuovo Pontefice strabuzzarono gli occhi. Uno dei primi commenti che circolò per Piazza San Pietro non appena il cardinale protodiacono Pericle Felici ebbe pronunciato il suo cognome, fu: “Hanno eletto il Papa nero”. Invece il Papa era bianco, di bella presenza, ottima salute fisica e relativamente giovane per i 58 anni compiuti nel maggio precedente. A dire il vero, chi fosse Wojtyla non l’aveva capito nemmeno un cardinale latinoamericano, il quale non capendo il nome del candidato alla successione ad Albino Luciani, iniziò a tempestare i confratelli chiedendo ai vicini: “Ma chi è questo Bottiglia?”. Quando poi Wojtyla venne eletto e all’anziano porporato toccò andare a riverire il nuovo Papa, Giovanni Paolo II così gli si rivolse: “Ecco, spero che ora abbia capito chi è Bottiglia”.
IL NON ITALIANO- Bisognava pure capirli, cardinali e fedeli. Era il primo straniero a sedere sul Trono di Pietro dopo 450 anni, e peraltro – a parte il Concilio Vaticano II chiusosi nel 1965 – si era da secoli abituati a pensare all’idea di un Papa necessariamente italiano. Pio IX aveva perso lo Stato Pontificio, Leone XIII aveva dovuto vivere gli anni duri della Questione Romana; Pio X (oggi Santo) l’ingresso dei cattolici in politica; Benedetto XV l’inutile strage tra le guerre; i due Pii (XI e XII) il periodo prebellico e poi, dopo la Seconda guerra mondiale, la lotta al comunismo. Per non parlare di Giovanni XXIII, che pure aveva impresso una svolta più spirituale al suo papato, e Paolo VI mai a fondo compreso e amato dalle masse oltre alla meteora Giovanni Paolo I. Quel secondo Conclave del ’78 si era peraltro aperto tra le polemiche, quando il grande favorito Giuseppe Siri venne affondato da un’intervista pubblicata poco prima dell’elezione papale, giusto a tempo perché i confratelli sapessero delle sue idee in tema di Concilio e mondo moderno. Per il (si dice) due volte eletto Gregorio XVII e due volte invitato a rinunziare, il colpo del ko; fu duello, sì, con Giovanni Benelli allora arcivescovo di Firenze e naturaliter indicato a succedere già a Paolo VI. Ma il duello si concluse con gli italiani spaccati e l’elezione di Wojtyla. Fu la fine di una tradizione secolare (e qualcosa è rimasto anche nel 2013, a giudicare da qualche commento su Twitter in cui qualche fedele o sedicente tale si diceva un po’ deluso per l’ennesima – la terza – elezione di un non italiano).
LA CHIESA SPROVINCIALIZZATA O POLONIZZATA?- Ma non importa. A Giovanni Paolo II bisogna riconoscere il merito – enorme – di aver proseguito su quella linea di pastore in giro per il mondo che Paolo VI aveva avviato nel 1964, andando in visita in Terrasanta a Concilio aperto. Il Papa polacco scelse di essere meno Pietro e più Paolo, più viaggiatore in missione per conto di Dio, che dedito al governo della Chiesa (e ai maneggi curiali, dai quali – va detto – si tenne fuori. E fu anche un limite di quel pontificato). All’inizio ebbe modo però di lasciare perplessi i fedeli perché più volte nei suoi discorsi ritornava la natia Polonia, terra per la quale si stava impegnando e non poco perché raggiungesse la libertà. Ma gradualmente quest’uomo poliglotta, ex attore, capace di conquistare le folle con la voce profonda, il modo muscolare (nella prima fase del pontificato) di offrire la Chiesa e la capacità di incontrare tutti anche con gesti che mai si sarebbero associati alla figura papale (tipo sciare o nuotare), ebbe il modo di globalizzare la Chiesa. I km percorsi nel mondo con qualsiasi mezzo di trasporto, dalla Fiat Campagnola in Piazza San Pietro alle miglia in aereo passando per le prime papamobili nate dopo l’attentato del 1981, ne sono la prova. Ognuno è stato in qualche modo raggiunto di persona da Wojtyla, non solo presente in effigie ma soprattutto di persona dove necessario. Non sono mancate polemiche come la visita ad Augusto Pinochet nel 1987 o ai fratelli Castro a Cuba nel 1998: ma l’ansia missionaria di questo Papa lo ha portato dove i suoi predecessori non avrebbero mai sognato di presentarsi. Ricordiamo ai lettori che Giovanni Paolo II viene eletto nel 1978: vent’anni dopo la morte di un personaggio come Pio XII, anticomunista viscerale, che proprio contro il comunismo spiccò nel 1949 apposita scomunica (peraltro ancora in vigore). Il Papa polacco, che quel mondo conosceva, ebbe modo di domare dando un contributo fondamentale al crollo della Cortina di ferro dopo i coraggiosi, ma duri anni dell’Ostpolitik che piaceva tanto a Giovanni Battista Montini.
(Segue: Quali sono stati i limiti del papato wojtyliano? Ecco quando il Papa vedeva la Madonna…)
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I LIMITI DEL PAPATO- Dove sono stati i limiti di questo Papato? Norberto Bobbio ebbe modo di definire Giovanni Paolo II “perfetto Papa della Controriforma”. Sostanzialmente si è trattato di un pontificato di conservazione, ma nel solco della dottrina del Vaticano II. Wojtyla ha difeso le innovazioni conciliari contro gruppi che avrebbero voluto un netto ritorno al passato, si vedano i lefebvriani; ma dal punto di vista dottrinale ha voluto porre dei punti fermi. Uno di questi è stata la lotta alla teologia della liberazione, miscela di Vangelo e marxismo molto diffusa nell’America Latina degli anni ’80, oppure il mantenimento delle posizioni espresse da Paolo VI nell’Humanae Vitae del 1968 in tema di morale sessuale. Ispirato ad un’idea eroica del sacerdozio, Wojtyla ha rimarcato il valore del celibato sacerdotale e promosso lo stile dei Legionari di Cristo fondati da Marcial Maciel (ridotto al silenzio e allontanato dal successore di Wojtyla, Benedetto XVI). Purtroppo non è stato molto incisivo sui casi di pedofilia nel clero scoppiati in America nel 2002 (in questo bisogna riconoscergli i limiti dell’età e della malattia che gradualmente lo ha debilitato), tema che avrebbe potuto essere affrontato con maggior decisione e che è stato poi oggetto dei duri interventi attuati da Joseph Ratzinger.
GUARIGIONI, ESORCISMI, MIRACOLI- Ma è umano errare. O anche fare cose che non potrebbero piacere al grande pubblico. La fama di santità si è diffusa immediatamente dopo la morte di Giovanni Paolo II, beatificato nel 2011 grazie al procedimento abbreviato concesso da Ratzinger. Il miracolo che ha portato il Papa polacco sull’altare è stato la guarigione completa di una suora francese dal morbo di Parkinson, malattia che colpì Wojtyla negli anni della vecchiaia. Adesso si aspetta la canonizzazione (attesa anche da tanti papaboys, categoria da lui “creata” grazie alle Giornate Mondiali della Gioventù), che il clero polacco auspica per quest’anno ad opera di papa Francesco, creato cardinale proprio da Giovanni Paolo II nel 2001. Circola peraltro in Rete una foto del 1979 che viene diffusa in questi giorni come “la foto dei tre Papi”: uno scatto del 1979 in cui appaiono Wojtyla da poco Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger e un terzo ecclesiastico anziano che viene indicato come Jorge Mario Bergoglio. È una bufala, visto che nel ’79 Bergoglio era poco più che quarantenne e per nulla anziano. Internet, del resto, è la patria delle bufale. Verità è invece quanto accaduto più volte in Vaticano, quando il Papa polacco ha esorcizzato alcuni indemoniati.
LE APPARIZIONI MARIANE- Chiudiamo infine con la figura spirituale di questo pontefice. Un Papa mariano, la cui devozione alla Madonna è racchiusa in quel “Totus Tuus” usato come motto papale e la “M” di Maria nelle sue insegne. Un Papa che ha visto nel “vescovo vestito di bianco” del Terzo Segreto di Fatima la sua figura, quando si fermò alle soglie della morte il pomeriggio del 13 maggio 1981. Wojtyla fu sempre convinto di essere stato miracolato dalla Madre di Dio quel giorno: “Una mano ha sparato, ma un’Altra ha deviato il proiettile”. Gli si attribuisce un “Se non fossi Papa, sarei già lì a pregare” detto in risposta a chi gli chiedeva che cosa pensasse di Medjugorje e delle sue apparizioni; chissà se è vero. Secondo il cardinale Andrej Deskur (così nel 2009 ebbe modo di riferire a Teleradio Padre Pio), che fu compagno di Wojtyla e suo amico sin dal seminario, Suor Lucia Dos Santos – la veggente di Fatima – gli disse chiaramente che la Madonna parlava direttamente col Papa polacco. Si dice che Wojtyla avesse locuzioni interiori da parte di Padre Pio; ma da ultimo il mondo polacco che ruotava attorno all’Appartamento papale dell’epoca wojtyliana ha iniziato a parlare – con una certa insistenza – di un rapporto speciale del Papa polacco con la Madonna, proprio come i veggenti di Medjugorje, le contrastate apparizioni che si verificano dal 1981: tanto che ogni giorno il Papa avrebbe avuto ad orario fisso la visione di Maria. Ivan Dragičević, uno dei veggenti di Medjugorje, dice di aver visto il Papa polacco, giovane e sorridente, innanzi alla Madonna nelle ore successive alle 21.37 del 2 aprile 2005. E la Madonna avrebbe detto al presunto veggente: “Il mio caro figlio è qui con me”. Il “caro figlio”, come lo affidò da bambino suo padre Karol senior dopo la morte della madre Emilia. Una testimonianza di fede, la cifra fondamentale di un’esistenza come quella del pontefice venuto “di un paese lontano” una sera d’ottobre del 1978.
